Skip to main content

Full text of "Don Giuseppe Borea martire della Resistenza"

See other formats


Lucia Romiti 


IL CENTUPLO 
QUAGGIÙ 
E L’ETERNITÀ 




Lucia Romiti 


Giuseppe Borea 

martire della Resistenza 


il nuovo 
giornale 

manale Diocesi eli Piacenza-Bobbio 


Si ringrazia 



CONCOPAR 

Costruzioni, Fragrili, Sogni rial tempo 


In collaborazione con 


ANPC 


Associazione Nazionale Partigiani Cristiani 
Sede di Piacenza 


IL CENTUPLO QUAGGIÙ E L’ETERNITÀ 

1 . Luigi Bergamaschi. “Passerò il cielo cantando il Magnificat” 

2. Antonio Lanfranchi. “Dobbiamo essere di Cristo, non di noi stessi!” 

3. Agostino Sisteli. “L'educazione è cosa del cuore” 

4. Felice Fortunato Ziliani. “Ribelle per amore” 

5. Luigi Gatti. L’imprenditore che amava Piacenza 

6. Francesca Conti. Il coraggio della fede 

7. Giovanni Spezia. Intelligenza, coraggio e fede 

8. Carmen Cammi. "L'importante sono la mente e il cuore” 

9. Benito Castellani. L'amore redento “apre” all'accoglienza 

10. Enrico Manfredini. Un vescovo nel dopo Concilio 

Supplemento 

all’edizione n. 15 de! 20 aprile 2017 
de 

Il Nuovo Giornale 

settimanale della diocesi di Piacenza-Bobbio 
Via Vescovado 5-29121 Piacenza 
tei. 0523.325.995 - fax 0523.384.567 
e-mail: redazione @ilnuovogiornale .it 
w w w.ilnuovogiornale .it 

Direttore Davide Maloberti 
Stampa: Nuova Litoeffe srl Unipersonale - Piacenza 
Finito di stampare nel mese di aprile 2017 
© Il Nuovo Giornale 2017 
• Fotografie 

Archivio ANPI - Archivio CRAC Piacenza - Archivio il Nuovo Giornale 
Archivio ISREC Piacenza - Archivio Museo della Resistenza Piacentina 
Archivio famiglia Borea - resistenzamappe.it 



GIUSEPPE BOREA, martire dalla Resistenza • 3 


Perché questo libro 


Il nostro caro e indimenticabile presidente provinciale e per anni 
animatore dell’ Associazione a livello nazionale, Felice Fortunato Zi- 
liani - “Nato”, partigiano combattente con il soprannome di “Griso”, 
tra i primi pionieri dell’Agip di Enrico Mattei, così concludeva il 
suo intervento al convegno organizzato l’8 ottobre 2005 in memoria 
dei sacerdoti della diocesi di Piacenza - Martiri della Libertà: “I 
sacerdoti che stiamo onorando ci ricordano che ciascun uomo 
ha le sue responsabilità e ciascuno ha un compito cui atten- 
dere. Ci ricordano ancora che ciascuno di noi ha un dovere 
rispetto alla società e ciascuno ne deve rispondere perché 
nessun altro farà mai quello che solo noi possiamo fare. Ci 
ricordano che non ci sarà mai vera pace fino a quando l’uomo 
non avrà trovato la pace in se stesso. Ci ricordano, col sacri- 
ficio del loro sangue, che non c’è cosa più grande di quella 
di saper dare la propria vita per gli altri”. 

In queste frasi sono racchiuse le motivazioni che hanno spinto 
tanti sacerdoti all’ impegno verso i bisognosi, i deboli, gli emarginati, 
a costo della loro stessa vita, per adempiere alla missione di apostoli 
al servizio del gregge. 

Afermava il prof. Giorgio Campanini nel suo intervento a Pia- 
cenza il 19 aprile 201 1 in occasione del convegno:“La Diocesi pia- 
centina tra l’altare e la storia”: 1 ' . . . (dopo 1’ 8 settembre 1943). . . 
la gran parte dei cattolici italiani ha scelto la strada della presa 
di distanza tanto degli occupanti tedeschi quanto da quella 


4 • GIUSEPPE BOREA, martire dalla Resistenza 



Mario Spezia durante una manifestazione dei Partigiani Cristiani a Val- 
mozzola. 


artificiosa creazione che fu la cosiddetta Repubblica di Salò. 
Però questa presa di distanza si è espressa in forme assai dif- 
ferenziate che progressivamente la più recente storiografia 
sulla Resistenza sta esplorando, nella consapevolezza che non 
c’è stata soltanto la Resistenza armata, ma vi sono state altre 
forme di opposizione non meno significative al fascismo ed 
al Nazismo. Vi fu in primo luogo l’opposizione silenziosa di 
vescovi e parroci che rifiutarono ogni legittimazione di quel 
potere costituito, rifiutarono ogni compromissione, si chiu- 
sero in un silenzio tuttavia operoso perché si espresse nel so- 
stegno dato da monasteri, conventi, da parrocchie ai parti- 
giani. Si espresse con l’ospitalità accordata, spesso a rischio 
della vita, ad ebrei e prigionieri di guerra o la semplice pietà 
nei confronti dei morti a cui, con il divieto delle autorità, ve- 
niva somministrata la benedizione e la sepoltura. . 

Da qui le scelte che hanno accompagnato le storie di tanti sacer- 
doti che anche nella nostra diocesi si sono impegnati a servire ed aiu- 


GIUSEPPE BOREA, martire dalla Resistenza • 5 


tare il prossimo ; e nell’occasione della ricorrenza annuale del 25 
Aprile abbiamo quest’ anno voluto celebrare e ricordare uno di loro: 
don Giuseppe Borea, durante la Resistenza parroco di Obolo frazione 
del Comune di Gropparello, che ha dato la vita per non voler chinare 
il capo ai compromessi ed alle prepotenze, donando la propria esi- 
stenza alla crescita della comunità e la sua fucilazione conferma, 
ancora una volta, che la Resistenza è stata insurrezione di un popolo 
tutto contro la tirannia e l’ingiustizia. 

Proprio per questo suo valore universale, quale che sia la lettura 
che si può fare, non vi è dubbio che la Resistenza abbia svolto un 
ruolo di primo piano nella demistificazione, nella radicale rinunzia 
al totalitarismo ed alla sua ideologia di sopraffazione e di violenza. 

Confidiamo che questa pubblicazione possa anche per don Borea, 
come è già stato per don Beotti e Berti, essere il preludio all’avvio 
del processo diocesano di beatificazione quale riconoscimento delle 
virtù e dell’eroismo dimostrato. 


Mario Spezia 
Presidente 

Associazione Nazionale Partigiani Cristiani 

Piacenza 


6 • GIUSEPPE BOREA, martire dalla Resistenza 


GIUSEPPE BOREA, martire dalla Resistenza • 7 


IL MARTIRIO 
DI UN SANTO PRETE 


Al muro, 
come malfattore 

È il 9 febbraio 1 945 , 
mancano poco più di 
due mesi alla fine della 
guerra. Dalle carceri di 
Piacenza un giovane sa- 
cerdote viene prelevato 
e condotto nel recinto 
del cimitero urbano. Il 
plotone di esecuzione 
della Repubblica socia- 
le punta il mitra contro 
di lui, che stringe al 
petto il crocifisso e ca- 
de martire, benedicen- 
do i suoi carnefici. Ac- 
cade tutto in fretta, nel 
silenzio. La condanna a 
morte era scritta da 
tempo e a niente è ser- 



i 

V 


« 


Don Giuseppe Borea. 



8 • GIUSEPPE BOREA, martire dalla Resistenza 



vito il lavoro concitato di chi fino all’ultimo ha tentato di 
sventare il peggio. 

Quel sacerdote, che la storia sembra aver dimenticato, si 
chiama don Giuseppe Borea e non ha ancora compiuto tren- 
tacinque anni. In realtà ne dimostra molti meno. Ha un viso 
da bambino, l’aria timida e una grande bontà d’animo. Don 
Giuseppe è parroco di Obolo, nel Comune di Gropparello, 
paese della collina piacentina, ma da oltre un anno è anche 
cappellano della Divisione partigianaValdarda. La sua storia 
personale si intreccia con i fatti della Resistenza in Italia al 
regime nazifascista e con le tante storie di uomini che pro- 
prio lui confessa, conforta, assiste nell’ora della prova. Uo- 
mini di entrambi i fronti che presto verranno divisi in vinti 
e vincitori. 

Don Borea è uno dei cinque sacerdoti della diocesi di Pia- 
cenza che, insieme a un seminarista, hanno pagato con la vita 
il loro servizio religioso e pastorale, il servizio di “padri” nei 
confronti della gente, condividendo i valori della libertà, della 
giustizia e della patria, e più in generale spinti da un umane- 


La piazza di Gropparello in un’immagine storica. 


GIUSEPPE BOREA, martire dalla Resistenza • 9 



Un’immagine di Obolo negli anni Sessanta. 


simo illuminato che li ha posti sopra le parti in lotta, pur ade- 
rendo pienamente alla causa della Liberazione; capaci di an- 
dare oltre le divise e di non lasciarsi abbrutire dal dramma 
della guerra civile. 

Don Giuseppe è uno di quei sacerdoti che Primo Mazzo- 
lari, anche lui prete antifascista a Bozzolo, non troppo distan- 
te da Obolo, descrive in un brano molto eloquente: . . sal- 
dati ad una dottrina di libertà e dignità senza eguali, (i sacerdoti) 
furono i meno proni ai padroni dell’ora, gli unici che a un popolo 
avvilito e ad un gerarca prepotente e protervo, osavano ripetere dalle 
loro piccole chiese la Parola che da venti secoli fa tremare i tiranni. 
Certo che dietro le sicure trincee di radio Londra, di radio Mosca, il 
parlare poteva essere più aperto. Ma quelli non rischiavano nulla, 
mentre chi parlava, le mani appoggiate ad una balaustra o al para- 
petto di un pulpito, si vedeva capitare in sacrestia l’agente dell’Ovra. 
Poi — continua Mazzolari — vennero a sfamarsi nelle nostre cano- 
niche i resti di un esercito in dissoluzione, bestialmente rastrellato 
dal tedesco che aveva bisogno di schiavi per le sue industrie di guerra. 



10 • GIUSEPPE BOREA, martire dalla Resistenza 


Presso gli altari i primi aneliti della Resistenza, le sue prime voci, i 
primi convegni. Venivano da ogni dove a qualsiasi ora, sotto i nomi 
più misteriosi. Il prete apriva la porta, ricoverava, animava, consi- 
gliava, senza chiedere nulla, senza sapere chi fossero, donde venissero, 
quale fede politica li sorreggesse. E spesso era il primo che andava 
dentro, prelevato sull’alba, mentre suonava l’Ave Maria, come un 
malfattore. E come malfattore mandato a Mauthausen o al muro”. 


GIUSEPPE BOREA, martire dalla Resistenza • 1 1 


DALL’INFANZIAAL SACERDOZIO. 
DON BOREA DIVENTA 
CAPPELLANO PARTIGIANO 


Amatissimo parroco 
di Obolo 

Don Giuseppe Borea 
nasce a Piacenza il 4 luglio 
1910. Il padre, Paolo, è im- 
piegato pubblico; la madre, 
Isoletta Scala, è maestra di 
scuole elementari. Giusep- 
pe è il primo di cinque fi- 
gli: Carlo e Camillo, che 
entrambi dopo l’8 settem- 
bre del ’43 sceglieranno la 
via dei monti; Luisa, Emilia 
e Maria Giovanna. Luisa, 
sposata, dopo la fine della 
guerra emigrerà negli Stati 
Uniti, mentre Emilia e Ma- 
ria Giovanna sceglieranno 
la vita religiosa entrando 
tra le Canossiane. 

Una bella famiglia, nu- 
merosa, in cui però il pa- 



Isoletta Scala, mamma di Giuseppe. 



12 * GIUSEPPE BOREA, martire dalla Resistenza 


dre, Paolo, viene a mancare presto. Figura determinante, an- 
che per la vocazione di Giuseppe, diventa lo zio: mons. Ric- 
cardo Scala, storico parroco di Santa Maria di Gariverto a 
Piacenza. Un omone grande e gentile da cui Giuseppe impara 
non solo ad amare Dio, ma anche l’arte, la giustizia e la li- 
bertà. Non può non aver lasciato il segno, nel futuro cappel- 
lano patriota, Pimmagine, ogni mattina, delle file di persone 
bisognose davanti alla porta di mons. Scala, che accoglie e so- 
stiene tutti, a parole e concretamente. 

Sacerdote, don Giuseppe viene chiamato a reggere la par- 
rocchia della piccola frazione di Obolo nell’estate del 1937. 
Ha ventisei anni, e si fa subito voler bene dai parrocchiani. E 
un prete eccezionale, che non si risparmia e non sente la fa- 
tica. Sempre disponibile, è pieno di energie ed è un grande 
organizzatore. Fa restaurare la chiesa e la casa canonica, e ali- 
menta la devozione della gente verso la Madonna del Gran 



Carlo e Camillo Borea, fratelli di Giuseppe. 



GIUSEPPE BOREA, martire dalla Resistenza *13 



Emilia e Maria Giovanna Borea, suore canossiane, sorelle di Giuseppe. 


Consiglio. Lui la chiama “la gran castellana della Val Chero”. 
Dà nuovo entusiasmo alle associazioni cattoliche presenti sul 
territorio e, amante della musica, riunisce e guida un coro 
ogni anno più capace. Mai con le mani in mano, partecipa an- 
che alla costruzione della linea elettrica che permette che la 
luce arrivi nelle case della frazione. 

Quando il vento fascista diventa più forte e pervasivo, il 
bel microcosmo che è la comunità di don Borea non crolla e 
non si lascia trasportare. Don Giuseppe difende la libertà re- 
ligiosa dei suoi parrocchiani e crea alternative ai programmi 
delle parate fasciste, organizzando spettacoli nel teatrino par- 
rocchiale e radunando cosi tutti gli abitanti. Nel 1942, però, 
viene denunciato come “sovversivo” e arrestato con l’accusa 
di propaganda antifascista. 

Liberato, riprende l’attività pastorale di sacerdote e le sue 
lunghe passeggiate in montagna. 



14 * GIUSEPPE BOREA, martire dalla Resistenza 


Sta per arrivare l’8 settembre 1943, data dell’armistizio 
con gli Alleati. Di lì a poco, la nascita della Repubblica sociale 
italiana e l’inizio della guerra civile. Le montagne tanto amate 
da don Borea diventeranno teatro di sangue e sacrificio, e lui 
il prete della misericordia in mezzo a tanto odio. 


L’eccidio in località Monte Lana 

E il 4 giugno 1944. Sulle montagne piacentine i gruppi 
partigiani non hanno ancora preso una forma e un’organiz- 
zazione ben definite quando arriva il primo rastrellamento 
nazifascista. 

Don Giuseppe è cappellano militare della 38 a brigata della 
Divisione Valdar da comandata da Giuseppe Prati. Si occupa 
dell’assistenza spirituale dei partigiani, ma anche di quella 
dei nemici che via via verranno fatti prigionieri negli improv- 
visati campi di prigionia, come quello di Colombello. La por- 



Giuseppe Prati, Comandante della Divisione Valdarda. 


GIUSEPPE BOREA, martire dalla Resistenza • 15 



La chiesa di Obolo, dedicata a San Bartolomeo apostolo. 


ta della sua canonica è sempre aperta, lui a qualsiasi ora pron- 
to ad accogliere e dividere il pasto. 

Quel giorno, il 4 giugno, il cappellano si trova davanti la 
prima orribile scena di morte e affronta con coraggio quella 
che sarà, da ora fino alla fine, una delle sue più importanti 
opere di carità: seppellire i morti. Rischiando la vita, perché 
l’ingiunzione è di lasciare i cadaveri per strada, a monito per 
i vivi. 

All’alba di quella promettente giornata di primavera, tre 
giovanissimi partigiani vengono sorpresi e uccisi nel sonno 
dai soldati della Repubblica di Salò che stanno perlustrando 
la zona dei monti. I tre ribelli, che nella giornata precedente 
avevano lanciato un’azione contro la caserma fascista di 



1 6 • GIUSEPPE BOREA, martire dalla Resistenza 


Gropparello, si erano addormentati la sera prima, stremati, 
in località Monte Lana, nella zona di Prato Barbieri, sul li- 
mitare di un bosco. Sono i primi tre partigiani della Resi- 
stenza piacentina uccisi. 

Ce n’è un quarto però, in quelle ore, a trovare la morte. 
Si chiama Eugenio Silva, e il nipote che oggi racconta la sua 
storia ed esprime gratitudine nei confronti di don Borea, ha 
lo stesso nome dello zio. 

Tra venti giorni Eugenio compirà vent’anni. É nascosto 
nel bosco sul passo di Santa Franca quando sente delle voci 
amiche, familiari. È 
armato. Dal folto de- 
gli alberi non riesce a È un prete d azione don Borea, 
vedere se i suoi amici armato di un coraggio 

sono accompagnati da a volte al limite dell’incoscienza 

qualcuno. Esce dal 

bosco per salutarli, 

ma dietro di loro, con il mitra spianato, ci sono i soldati te- 
deschi pronti a uccidere. Erano stati loro a sequestrare alcuni 
abitanti della frazione dei Guselli e a caricarli, come fossero 
animali da soma, di viveri e munizioni. Gli amici di Eugenio, 
la schiena curva, stavano lentamente scollinando il passo di 
Santa Franca per arrivare a Groppallo. In pochi secondi Eu- 
genio viene catturato dai militari, che lo trovano in possesso 
di una pistola. Gli fanno qualche sommaria domanda, senza 
mostrare alcun interesse per la risposta, e lo freddano con un 
colpo alla nuca. 

La notizia della morte del giovane, originario diTiramani 
di Morfasso, arriva a tutti, ma nessuno ha il coraggio di co- 
municarla alla famiglia. Ci pensa don Giuseppe, il quale, co- 
me fa con i tre partigiani uccisi quello stesso giorno, va a 
raccogliere pietosamente il corpo di Eugenio sul passo di 
Santa Franca e lo porta a Obolo. E lui a comporre con cura 
e attenzione la salma nella cappella, a celebrare i funerali e 


GIUSEPPE BOREA, martire dalla Resistenza *17 



Partigiani della zona di Gropparello. 


a seppellire il ragazzo nel cimitero della sua chiesa. Sfidando 
gli ordini. 

E ancora, è lui a percorrere altri 8 chilometri, fino aTira- 
mani, per dire in qualche modo ai genitori di Eugenio, Ago- 
stino e Giovanna, che il figlio è stato barbaramente ucciso. 

Don Giuseppe bussa alla porta e chiede ad Agostino di 
scendere - dentro casa ci sono la madre e i due fratelli di Eu- 
genio, meglio che lo sappiano da Agostino - poi comunica al 
padre la notizia nel modo più delicato possibile, a bassa voce. 


1 8 • GIUSEPPE BOREA, martire dalla Resistenza 


Lo abbraccia e cerca di confortarlo. Ha ancora la tonaca spor- 
ca di sangue: ha appena finito di lavare i visi di quei figli della 
patria assassinati in montagna. 

Instancabile prete d’azione 

Durante il rastrellamento del luglio ’44 cinque tra sacer- 
doti e seminaristi della diocesi di Piacenza vengono uccisi. 
Don Giuseppe ringrazia Dio per averlo protetto. Ha ancora 
tanto lavoro da fare. 

È un prete d’azione don Borea, armato di un coraggio a 
volte al limite dell’incoscienza. Nel preventorio di Bramaiano 
di Bettola, che in que- 
sto anno 1 944 è diven- 


Qualcuno piange, 
e il prete gli accarezza la testa 
come farebbe un padre 


tato ospedale partigia- 
no, porta conforto ai 
feriti, dà l’estrema un- 


zione ai moribondi. Vi- 
sita tutti e distribuisce 

immagini sacre chiedendo se qualcuno vuole confessarsi per 
poter ricevere la comunione. Si interessa perché la vita di pri- 
gionia sia meno dura e cerca di sventare le condanne a morte. 
Sul petto la croce rossa di cappellano. 

Spesso c’è lui in testa alle colonne di militari che si avviano 
allo scambio di prigionieri. Fa da scudo, a un prete non pos- 
sono sparare. Fa da garante di un patto, un prete non tende 
trappole. Ma rischia la pelle. Dall’alto della sua lealtà e im- 
parzialità, è ancora la sua alta figura slanciata di sacerdote a 
trattare con il Comando tedesco. 

E l’instancabile cappellano è anche l’ultima speranza, l’ul- 
timo raggio di luce dei soldati fascisti condannati alla fucila- 
zione, come avviene il 17 ottobre 1944. 

Il sergente della Guardia della Repubblica di Salò Giovan- 
ni Molinelli sta per essere fucilato, insieme a due commili- 


GIUSEPPE BOREA, martire dalla Resistenza *19 


toni, davanti al cimitero di Obolo. Don Giuseppe strappa del 
tempo al plotone di esecuzione. È il tempo della pietà. Con- 
duce i tre uomini nella sua chiesa, che ha illuminato come 
per le occasioni importanti, e di loro condivide l’angoscia. 
Impartisce loro gli ultimi sacramenti: stanno per trovarsi al 
cospetto di Dio. 

In quest’ora di dolore, l’eroico cappellano cerca di elevare 
lo sguardo dei tre militari verso l’alto, ricorda le sofferenze 
di Cristo a cui possono unire le loro. Cerca di attenuare la 
paura e la disperazione. Li ascolta e li conforta dicendo che 
penserà a tutto lui, dopo. Stanno lasciando ogni cosa, è vero, 
ma si stanno anche riavvicinando alla fonte della vita. Qual- 
cuno piange, e il prete gli accarezza la testa come farebbe un 
padre. Qualche mano trema, e allora è don Giuseppe ad aiu- 
tare a scrivere la lettera di addio ai familiari. Per il cappellano 



Il Preventorio di Bramaiano di Bettola, inaugurato nel 1937 e diventato 
ospedale partigiano nel 1944, dove don Borea operava come sacerdote por- 
tando conforto ai feriti e l'estrema unzione ai moribondi. 


20 • GIUSEPPE BOREA, martire dalla Resistenza 


quelli non sono nemici, ma solo uomini. Raccoglie l’ultimo 
bacio sulla fronte per trasmetterlo alle mamme, che a casa 
stanno aspettando invano un ritorno. 

Qualche giorno dopo dal comando partigiano il cappella- 
no di Obolo ottiene che la salma di Molinelli, dopo essere 
stata benedetta, sia consegnata alla famiglia, a Ziano, dove 
l’uomo era nato. 

Al rumore dei mitra, però, il cuore grande di don Giu- 
seppe ha iniziato a spezzarsi. Finiti gli spari contro i tre uo- 
mini, il silenzio sembra ancora più assordante. 


GIUSEPPE BOREA, martire dalla Resistenza • 21 


“ANDIAMO A PRENDERE 
IL TUO PRETE”. 
L’ARRESTO DI DON BOREA 


Rastrellamenti in Valdarda 

Passa qualche mese, e sulle montagne delle valli piacentine 
si consuma il tragico rastrellamento dell’ inverno tra il 1944 e 
il 1945. Attuato a più riprese, determina una forte battuta 
d’arresto per le formazioni ribelli che, di fatto, sono costrette 
temporaneamente a disperdersi. 

La gente vive in uno stato continuo di paura e subisce vio- 
lenze di ogni genere. I mongoli, soldati dai tratti orientali ar- 
ruolati nelle truppe tedesche, sembrano non avere pietà per 
nessuno. 

È freddo. I contadini di queste terre del versante appenni- 
nico sono abituati al gelo, ma le basse temperature acuiscono 
un senso di sfinimento, di spossatezza fisica e psicologica. 

All’inizio di dicembre, nel cimitero di Morfasso dove i ca- 
daveri dei trentatre partigiani caduti in un’imboscata al Passo 
dei Guselli sono stati pietosamente deposti, c’è anche don 
Giuseppe. È accorso subito ai Guselli. Anche questa volta ha 
fatto la sua parte. 

In preghiera, silenzioso guarda la scena. Ne ha viste tante 
in questi mesi, ma quei visi giovani incorniciati dai capelli 
sporchi di sangue, quei corpi inermi, l’uno accanto all’altro 


22 • GIUSEPPE BOREA, martire dalla Resistenza 


come in una fila interminabile, strappati improvvisamente alla 
vita e alle loro famiglie, lo turbano profondamente. Sono tanti, 
troppi. Don Giuseppe comincia a essere profondamente stan- 
co della guerra, di toccare la sofferenza, il dolore di uomini e 
donne come lui; di dover tirar fuori da sé e da Dio parole di 
speranza, di eternità, quando tutto sembra finire. 

Il 4 dicembre, ai Guselli, i nazimongoli erano arrivati da 
Bettola e salendo per Prato Barbieri, dove non avevano trovato 
resistenza, avevano teso un agguato in grande stile. Per nessu- 
no era stato possibile dare l’allarme, avvertire la colonna della 
Divisione Valdarda del comandante Giuseppe Prati: i ribelli, 
ignari della loro sorte, stavano salendo sulla montagna can- 
tando. 

Erano stipati in tre autocarri preceduti da alcune staffette 
in motocicletta. Il fuoco dei mitra tedeschi non aveva lasciato 
loro scampo. 

Intanto la zona viene tappezzata da volantini firmati dal co- 
mando tedesco e rivolti ai partigiani nel tentativo di dissua- 


di* 



Luisa Calzetta “Tigrona", caduta al Passo dei Guselli il 4 dicembre 1944, 
con altri partigiani a Bettola nell’estate del ’44. 


GIUSEPPE BOREA, martire dalla Resistenza • 23 



Una foto di gruppo di partigiani di Groppovisdomo, paese poco distante 
da Obolo. 


derli dalla rivolta: “Partigiani! Le operazioni di rastrellamento a 
vasto raggio attualmente in corso hanno inflitto giàjin d’ora sconfitte 
disastrose alle vostre bande. Esse hanno avuto perditefortissime in uo- 
mini, armi e materiali . . . I rastrellamenti verranno continuati impla- 
cabilmente nei giorni che seguiranno, con impiego sempre maggiore 
di mezzi. . . Cosa sperate ancora ? Quale ideale vi guida?... Non vi 
accorgete che questa lotta fratricida che avete provocato e state con- 
ducendo, altro risultato non porta che quello di aumentare i lutti e 
la desolazione nelle vostre stesse case?”. E, riferendosi a un bando 
di amnistia emesso da Mussolini, il volantino continua: “Un’ul- 
tima possibilità vi viene offerta per ritornare alla ragione ed alla via 
retta. . . Ci dichiariamo disposti a trattare ancora con la benevolenza 
che il bando stesso prevedeva, quanti di voi si presenteranno nei pros- 
simi giorni ai nostri reparti. . . Partigiani! Riflettete finché siete in 




24 • GIUSEPPE BOREA, martire dalla Resistenza 


tempo!”. Eppure, nessun dubbio. Ognuno rimane fermo nella 
lotta per la patria, e disposto al sacrificio della vita. Così don 
Giuseppe nel suo ruolo di pastore di anime. 

Il suo posto è accanto a chi soffre 

Dopo la strage, don Borea continua a essere instancabile 
nel suo lavoro di cappellano. Con i rastrellamenti, i giovani 
combattenti si spostano frequentemente cercando rifugio dove 
possono, e il sacerdote, per non far mancare loro conforto e 
assistenza, deve essere in continuo movimento. È sempre 
esposto al pericolo: pericolo di trovarsi in un’imboscata, di 
essere colpito, dell’arresto. Deve raggiungere zone impervie, 
sta fuori per giorni, mangia poco e male. 

Tra il 5 e il 6 genna- 
io, giorno dell’ Epifania, 
l’ennesima strage, un al- 
tro rastrellamento in 
Valdarda. Nella notte 
una tempesta di neve ha 
costretto i partigiani a 
trovare rifugio nei casolari, mettendosi in trappola. All’alba, 
le mitragliatrici avversarie dei mongoli intenti a stanare i ri- 
belli ovunque fossero, bucherellano con violenza le finestre e 
le porte delle case. Poi i soldati entrano e danno la morte. 
Nelle chiesette locali, in Alta Val Chero, era tutto pronto per 
la festa liturgica dell’Epifania; avrebbero dovuto partecipare 
anche loro, i ribelli. I parroci sospendono le celebrazioni per 
paura di rappresaglie. 

Nel frattempo, chi è riuscito a fuggire più in alto in mon- 
tagna, viene catturato e fucilato pochi giorni dopo, il 12 gen- 
naio, nel canalone di Bramaiano. 

La lotta è impari: le truppe tedesche contano migliaia di 
uomini e hanno a disposizione le armi più varie e sofisticate. 


Il giovane sacerdote di Obolo 
è un puro, un idealista, 
uno che ci crede fino in fondo 


GIUSEPPE BOREA, martire dalla Resistenza • 25 



Don Giuseppe Borea celebra il matrimonio del fratello Carlo (che porta 
al petto la croce di guerra al valor militare) con Maria Amabile Chinosi; 
è il 3 giugno 1943. 


Sull’altro fronte, i partigiani sono nell’ordine delle centinaia, 
poco e male equipaggiati, muniti solo di armamenti leggeri. 

I numeri del grande rastrellamento invernale nella provin- 
cia di Piacenza parlano chiaro: oltre 250 morti, 300 feriti, de- 
cine di dispersi, decine di civili uccisi durante i combattimenti 
o deportati nei lager tedeschi. Moltissimi prigionieri affollano 
le carceri di Piacenza, ma anche le celle di sicurezza della que- 
stura e del Comando tedesco. Di alcuni di loro, quando la de- 
portazione verso i lager diventa impossibile, vengono fatti spa- 
rire i corpi. 

Don Giuseppe è sempre più stanco. Ad affliggerlo è il male 
a cui assiste e nel quale tenta in ogni modo di introdurre spraz- 
zi di bene: una parola di incoraggiamento, un sacramento im- 
partito alla vigilia di una fucilazione, una lettera scritta alla 
mamma di un condannato a morte, il lavoro estenuante per 



26 • GIUSEPPE BOREA, martire dalla Resistenza 



Al centro Renato Raiola "Romeo", Comandante della 142 a 
Brigata Garibaldi. La Brigata, con base a Gropparello, con- 
trollava il territorio di Obolo. 


riuscire a far liberare un prigioniero o dare sepoltura a un cor- 
po, le trattative per far restituire dai militari alla sua gente un 
capo di bestiame rubato. 

Il giovane sacerdote di Obolo è un puro, un idealista, uno 
che ci crede fino in fondo: lui sta facendo il suo dovere di uo- 
mo e di prete. Al suo sguardo un fascista e un partigiano che 
stanno per abbandonare la vita sono uguali. Perché allora do- 
vrebbe essere in pericolo? Cerca di convincersene, don Giu- 


GIUSEPPE BOREA, martire dalla Resistenza • 27 


seppe, ma ha paura. Sente su di sé tutta la fatica del tempo 
storico in cui vive, il dolore di un mondo che non vede più la 
sua bellezza. 

Il cappellano non sa ancora che sta per essere imprigionato 
e condannato a morte, e se non scappa, alla notizia che una 
pattuglia della Guardia della Repubblica di Salò lo sta aspet- 
tando in canonica per arrestarlo, è forse nel tentativo di esor- 
cizzare quel timore, quel presentimento di una fine vicina. 


“Sono un prete, io.. 


Siamo alla vigilia del 28 gennaio, giorno dell’arresto di don 
Borea. E da qualche giorno che gli amici non lo vedono. La 
sua canonica ha subito ripetuti saccheggi ed è diventata, pur- 
troppo, luogo di bivacco per le truppe che passano per Obolo. 
Il cappellano partigiano, con il nome di battaglia “Pius”, si sen- 
te profondamente solo e impotente. 

Felice Fortunato Ziliani, comandante della squadra Ursus, 
lo incontra un giorno per caso. Ne aveva sentito parlare ma 

non lo conosceva 

personalmente. 

Ziliani sta per- 
correndo insieme 
ai compagni la stra- 
da che da Monte- 
chino porta a 
Groppo. Racconta 

lui stesso: “Notiamo un prete con un fagotto in spalla tenuto da un 
bastone. E don Borea, non ci sono dubbi, e fermiamo la macchina. 
« Sono stufo di farmi prendere in giro — ci dice il sacerdote —, adesso 
me ne vado. Se i fascisti mi prendono, mi ammazzano, lo so bene, ma 
sono stufo che i partigiani mi prendano in giro»”. Il racconto di Zi- 
liani, profondamente cattolico, entra poi nel dettaglio: “Ci era- 
vamo fermati proprio perché avevamo sentito che tra i partigiani cir- 


"Notiamo un prete con un fagotto 
in spalla tenuto da un bastone. 

E don Borea, non ci sono dubbi, 
e fermiamo la macchina" 


28 • GIUSEPPE BOREA, martire dalla Resistenza 


colava la voce che don Borea mal sopportasse certi scherzi, e che si ar- 
rabbiasse. Lo invitiamo a salire con noi in macchina, ma lui si rifiuta: 
‘Capisco che voi siete bravi — ci dice ancora — ma io me ne vado per 
la mia strada: sono un prete, sono un prete, io. . E col suo fagotto 
infilato nel bastone riprende il cammino piangente”. 

Questa scena fa provare tenerezza per don Giuseppe e ne 
rivela la grande sensibilità. Quelle parole — “Sono un prete, io... 

quasi a rivendicare la sua posizione super partes, la sua 
funzione di ministro di Dio da rispettare sempre e comunque, 
svelano quanto soffrisse nel vedere, da parte di alcuni parti- 
giani, comportamenti discutibili, a volte contrari ai valori che 
i partigiani predicavano e per cui combattevano, o semplice- 
mente un’offesa 
verso di lui o qual- 
cun altro. 

Questa scena ci 
restituisce l’ imma- 
gine di un don 
Giuseppe solo; 
forte, coraggioso, 
che fino all’ultimo 
non indietreggia nella sua missione, ma capace di restare tal- 
mente “uomo”, anche nella fragilità, da non poter condividere 
veramente con nessuno gli eventi tragici a cui assisteva, da non 
avere difese se non la sua fede, il suo Dio. Già ora, forse, prima 
ancora della prigionia e delle calunnie attraverso cui tenteran- 
no di togliergli la dignità, inizia il suo calvario personale. Un 
calvario che lo ha assimilato a Cristo. 

“Non ho fatto nulla di male 
e non ho niente da temere!” 

“Non vada a casa, non vada a casa che la sono venuti a prendere!”. 
Mentre Giuseppina Mutti implora don Borea di non tornare 


Don Giuseppe, come sempre, 
è in viaggio, cammina: sta tornando 
da Mo fosso, dove è andato 
per dare l’estrema unzione 
a due partigiani morenti 


GIUSEPPE BOREA, martire dalla Resistenza • 29 



Una foto storica della Festa dell’uva a Gropparello. 


in canonica ma di scappare lontano da Obolo, si aggrappa con 
tutte le forze alla sua lunga veste nera. 

Giuseppina è la figlia dei proprietari della trattoria di Pra- 
to Barbieri. Ha appena sentito una conversazione fra tre sol- 
dati della Guardia della Repubblica di Salò che si erano fer- 
mati nella trattoria per rifocillarsi. Uno di loro l’aveva detto 
chiaramente al fratello della donna: “Andiamo a prendere il tuo 
prete”. Nessun dubbio, il pericolo è imminente e gravissimo. 

Don Giuseppe, come sempre, è in viaggio, cammina: sta 
tornando da Morfasso, dove è andato per dare l’estrema un- 
zione a due partigiani morenti. La donna lo avvisa del peri- 
colo, lo prega in ginocchio, cerca in tutti i modi di convin- 
cerlo ad andarsene, ma lui non ne vuole sapere. Entrambi ti- 
rano quella veste santa di sacerdote: lei per trattenerlo, lui 
per liberarsi. Fino a che la veste consunta e impolverata del 
cappellano itinerante non si strappa e Giuseppina è costretta 
a mollare la presa. 

Don Giuseppe la ringrazia per la generosità, per il bene 
che gli dimostra, ma la tranquillizza; è sicuro che non gli ac- 


30 • GIUSEPPE BOREA, martire dalla Resistenza 


cadrà niente. “Non ho fatto nulla di male — protesta — e non ho 
niente da temere! 

Va incontro così ai carnefici che lo aspettano, testardamen- 
te e a testa alta, forte della sua umanità e innocenza, forte del 
ruolo di sacerdote chiamato a stare accanto agli oppressi, ad 
aiutare a portare la Croce, certo dell’ideale della carità. 

Ma quelli, i suoi carnefici, non hanno intenzione di ascol- 
tare le sue parole; anzi, saranno proprio loro a sprecare tante 
parole di accuse infa- 
manti, impiantando 

contro di lui un prò- Una tragica farsa aspetta 

cesso ingiusto e arbi- don Borea, che il giornale fascista 

trario, tentando di "Lo Scure" ribattezza " don Boia", 

seppellirlo moral- denigrandolo e deridendolo 

mente ancora prima 

che fisicamente. 

L’arresto e la fucilazione di don Borea devono servire da mo- 
nito a tutti i sacerdoti della diocesi di Piacenza. Così è stato 
deciso. La punizione sarà esemplare. 

I carnefici non sanno che il sangue di un martire dà vita ad 
altri martiri e che un prete, affrontando la morte, può diven- 
tare un eroe per gli uomini e un santo al cospetto di Dio. 


GIUSEPPE BOREA, martire dalla Resistenza *31 


LA TRAGICA CRONACA 
DI UN PROCESSO SOAAAAARIO 


Lo chiamarono “don Boia” 

Fuori dalla cella 14 del carcere di Piacenza in cui don Bo- 
rea trascorrerà gli ultimi giorni della sua vita, si prepara la 
difesa davanti al tribunale speciale. 

Mons. Francesco Castagnetti, incaricato dalla Curia pia- 
centina, si mette al lavoro per salvare il giovane cappellano. 
Il suo è un lavoro strenuo e disperato. Una lotta contro il tem- 
po, l’odio e l’ideologia. 

In un diario mons. Castagnetti appunta con precisione ciò 
che accade nei drammatici giorni che precedono la fucilazio- 
ne e con indignazione dice della durezza, della falsità, dell’in- 
differenza, degli ostacoli sempre più alti contro cui si scontra. 

Una tragica farsa aspetta don Borea, che il giornale fascista 
La Scure ribattezza “don Boia”, denigrandolo e deridendolo. 
Le accuse che gli vengono rivolte sono gravissime. Non c’è 
solo quella di “aver indossato la divìsa da partigiano e avere mili- 
tato contro la nazione al soldo dello straniero”, e in questo ambito 
di “aver inoltrato in quel di Brescia alcune radio clandestine”, ma 
anche di “aver infierito contro un milite prigioniero dei partigiani 
che sarebbe stato fucilato davanti al preventorio Rocco Chiapponi di 
Bettola”. Ancora, il capo di imputazione più infamante: ‘fatti 


32 • GIUSEPPE BOREA, martire dalla Resistenza 


di immoralità” nei confronti della sorella che, lei stessa, avreb- 
be denunciato in questura mettendoli nero su bianco. 

Castagnetti si muove su più fronti. Innanzitutto cerca te- 
stimoni dell’alta condotta morale di don Borea in qualità di 
cappellano. Per confutare l’accusa di maltrattamento nei con- 
fronti dei prigionieri fascisti, li cerca proprio tra i soldati re- 
pubblicani catturati dai partigiani e successivamente liberati. 
Ne trova cinque: “Trattandosi di persone colte — appunta nel dia- 
rio — le loro deposizioni sono particolarmente autorevoli”. Peccato 
che nessuno vorrà mai ascoltarle. 



Il preventorio di Bramaiano di Bettola. 


Intanto, il 31 gennaio, Castagnetti incontra il questore di 
Piacenza a cui ricorda tra l’altro che “si dovevano appurare i fatti 
imputati a don Borea con oculatezza, discernimento e precisione”; 
“che Dio esiste anche per i questori e domanderà rigoroso conto del 
loro operato”; “che don Borea era suddito anche dell’Autorità eccle- 
siastica e che in proposito il Concordato stabiliva procedure speciali 
che andavano rispettate”. 

Il questore sottolinea la gravità della situazione in cui si 
trova il parroco di Obolo, ma dà ampie rassicurazioni prò- 


GIUSEPPE BOREA, martire dalla Resistenza • 33 



Scena di vita contadina a Gropparello. 


mettendo di dare in visione all’Autorità ecclesiastica i verbali 
dell’istruttoria e, in un successivo incontro, dice che i testi- 
moni della difesa verranno ascoltati. 

Castagnetti individua, insieme allo zio di don Giuseppe, 
mons. Scala, due bravi avvocati piacentini disposti alla difesa 
del sacerdote: Caldi e Conti. Purtroppo non sarà loro con- 
sentito di partecipare in nessun modo al processo. 


“L’inchiesta è finita” 


Martedì 6 febbraio 1945 è il giorno decisivo. “Le cose pre- 
cipitano. . . Stasera il processo! Vedi che cosa si può fare ancora. . 
confida angosciato al telefono ilVicario generale a Castagnetti 
che, una volta ricevuto dal questore, si sente dire: “L’inchiesta 
èfinita”. Di seguito, è costretto ad ascoltare i quattro capi di 
imputazione attribuiti al sacerdote. L’accusa di maltrattamen- 
to di un soldato prigioniero dei partigiani, scrive Castagnetti, 



34 • GIUSEPPE BOREA, martire dalla Resistenza 



La Casa della Gioventù Italiana del Littorio a Gropparelto. 


“sarebbe statafatta da un tìzio presentatosi in questura quando l’in- 
chiesta stava per essere chiusa”. E i testimoni a difesa di don Bo- 
rea? “Il compito nostro è soltanto quello di udire le testimonianze a 
carico”, si affretta a rispondere, duro, il questore. 

Mons. Castagnetti non si arrende. Corre a raccogliere la 
testimonianza di Luisa Borea, la sorella del sacerdote. La gio- 
vane dichiara di non aver mai scritto una lettera di accusa nei 
confronti del fratello, “di non essere mai stata chiamata a deporre, 
né in questura né altrove” e definisce il tutto “una mostruosa fal- 
sificazione” . 

Nel frattempo il prefetto ha fatto assumere la difesa di don 
Borea al Maggiore della milizia Ambrogio Ginanneschi che 
don Mario Bianchi, in un articolo, definisce “fascista come tutti 
gli altri, ma stimato per la sua rettitudine ed onestà”. Subito Ca- 
stagnetti lo incontra e gli fa avere l’elenco dei testimoni e la 
lettera di smentita di Luisa. Lo mette al corrente delle irre- 


GIUSEPPE BOREA, martire dalla Resistenza • 35 


golarità nello svolgimento dell’istruttoria e gli dà il quadro 
di un processo la cui sentenza sembra già segnata. 

Ginanneschi farà tutto il possibile. Davanti al tribunale 
speciale la sua difesa di quel prete santo e coraggioso, che da 
quando è stato arrestato passa le sue interminabili giornate 
pregando in ginocchio sul pagliericcio della cella e confor- 
tando gli altri prigionieri, è appassionata e convinta, tanto da 
costargli, in seguito, il deferimento alla Commissione di di- 
sciplina del partito e l’espulsione dal partito stesso. La vita 
di don Giuseppe gli sta a cuore, la violenza che sta subendo 
il prete lo scuote. 

“Don Borea non è colpevole 
di sevizie né di assassinio” 

Gli avvenimenti si susseguono velocissimi, in un breve spa- 
zio temporale; le preziose ore in cui si cerca ancora di fare il 
possibile per salvare don Giuseppe sembrano accavallarsi, 
concitate. 



Una veduta del 1936 di Gropparello. 




36 • GIUSEPPE BOREA, martire dalla Resistenza 


Il processo si conclude la sera del 6 febbraio. È una serata 
gelida a Piacenza: il buio, il freddo, i mucchi di neve ammas- 
sati agli angoli di strade quasi deserte rendono la città spet- 
trale. 

“Don Borea non è colpevole di sevizie né di assassinio”, esordisce 
Ginanneschi con forza. E legge il lungo elenco di nomi di per- 
sone che avrebbero dovuto essere state chiamate a deporre a 
favore del cappellano partigiano. Quelle persone avevano di- 
chiarato che “don Borea si era sempre comportato irreprensibilmente 
nei confronti dei prigionieri che egli aveva assistito con carità e zelo 
sacerdotale”. Di fronte al diniego del presidente, Ginanneschi 
aveva risposto che don Borea “non poteva essere condannato per 
vizio di procedura, poiché il tribunale non aveva ammesso i testimoni 
invocati a difesa”. 

Quando il Maggiore pronuncia queste parole conclusive, 
la parte più importante del processo, quella accusatoria, si è 


In onore del partigiano: 


Nome: 
Cognome: 
Nato a: 


Partigiano dal: 
Con il grado di: 


Don GIUSEPPE 
BOREA 
PIACENZA 
04 / 06/1910 


Formazione partigiana: 



05/02/1944 al: 03/02/1945 

P A KTIGIA NO COMB ATI ENTE 



3 8 .a BRIO. DIV. VAL D'ARDA 


MUSEO DELLA RESISTENZA 
PIACENTINA 

Loc. Sperorvgia di Morfasso (PC) 


Scheda grafica su don Borea elaborata dal Museo della Resistenza pia- 
centina a Sperongia di Morfasso. 



GIUSEPPE BOREA, martire dalla Resistenza • 37 



La piazza di Gropparello con il mercato in una foto d’epoca. 


già consumata. L’imputato ha ascoltato, calmo, i capi di im- 
putazione, ammettendo candidamente il suo sostegno alla Re- 
sistenza, confermando di aver indossato la divisa di cappellano 
dei partigiani con il distintivo del grado, su cui spiccava la 
croce rossa. Quando viene accusato di non aver lasciato la sua 
parrocchia, la sua montagna, che era diventata terra di ribelli, 
risponde con slancio: “Il mio posto era là! E là ero rimasto”. 

Si difende invece, don Giuseppe, dalle accuse di sevizie e 
di immoralità, chiedendo di chiamare la sorella o qualcuno 
del suo paese. Avrebbero confermato che si trattava di men- 
zogne. 

A nulla servono però, per far cambiare idea alla giuria, la 
difesa di Ginanneschi o la veste lisa di sacerdote dell’ imputa- 
to, che è sempre più solo, e conclude: “Siete tutti contro di me. 
Se giustizia non è fatta quaggiù, sarà fatta in cielo”. 

La sentenza arriva poco dopo, implacabile e aspettata: “Il 
reverendo Borea è condannato a morte mediante fucilazione”. 



38 • GIUSEPPE BOREA, martire dalla Resistenza 



tarliti n- 
ado, uno 
ni, ci f<l 
1 rovinìo 
rtà. Non 

. porci)** 
in gioco 
ria. Pao- 
ni rito <ìi 
sin nns- 
r> eli in- 
rii smel- 
pll'i Mi. 
attivilo, 
ino sfov- 
ovnzione 
iriunirerc 
la mola 
>i 

inroln il 
dopo a- 
lati por 
dpi ro- 
Ooiisul- 
Cnsatl. 
Gunrinl. 

, Mlcho- 
<■0 in e- 
Grupno 
- muti- 
por rin- 
atiti dei 
dati dai 
di una 


P.l. 

ili 


>. Per «li 

i pubblica 
pei quelli 
(Ideila 
•Iti a 11 ' un - 
li vi pagali 

145 in di- 
lati o aj(- 
lc dola. 
m<> «incitisi 
i contratti 
li ricostru- 
iprn. come 
relativi ni 
,h A\ 


generale Delogu rifiutò 

la domanda di grazia a Don Borea 


•“L’ex comandante militare ili Alessandria, clic 
«sollecitò la fucilazione ilei parroco di Obolo è 
«Stato deferito allo Assise Straordinarie 


Alessandria, 26. — E* stato 
deferito alla Corte straoidina- 
d'Assise. quale eliminale di 
cucrrh, l'ex-comandante del pre- 
sidio di Alessandria, generale 
Raffaele Dolo mi, particolarmen- 
te noto per il suo duro c. in- 
flessibile comportamenio con- 
i*o i partigiani cui dava una 
caccia spietata. Egli, inoltre, 
soleva compiacersi di non .ave- 
re mal ‘inoltrato domanda di 
grazia nel connotiti dei nume- 
rosi patrioti condannati a mor- 
te dai vari tribunali di guerra 
dipendenti da Alessandria, Qual 
che giorno prima dcha libera- 
zione, abilmente camuffato, riu- 
scì a fuggire, nè finora è stato 
rintracciato. 

Ti k a le numerose accuse va 
segnalata anche quella, finora 
ignota all’autorità giudiziaria di 
Alessandria, circa l'esecuzione 
capitalo del sacerdote don Giu- 
seppe Borea, di 34 anni, che il 
Delogu personalmente volle ad 
ogni costo mandare a morte. Ti 
giovane sacerdote era parroco 
Obolo di Gvoppallo e veniva 
arrestalo il 7 gennaio scorso 
nella canonica della sua chie- 
e tradotto in carcere sotto 
l'accusa di annartenenza a ban- 
de armate ani nasciate, ricetta- 
zione di partigiani, detenzione 
di armi, ecc. Nonostante la in- 
fondatezza delle accuso, il Tri- 
bunale militare di Pipconza, di- 
pendente dal Corpo d’Armàta 
di Alessandra. condannava don 
Borea alla fucilazione II vcsco- 
di Piacenza inviava subito 
due sacerdoti presso il genera- 
le Delogu che con manifesta o- 

stilità c avversione aiJ'ihdirizzo 

del Papa e del clero italiano 
per l’ atteggiamento assunto 
contro i responsabili di tanti 
delitti, rifiutava di inoltrale la 
domanda di grazia. Anzi, nerso- 
nalmente telefonava a Piacen- 
za perchè la pena capitale ve- 
nisse subito eseguita; e infatti 


ri. ha dichiarato di non saper 
nulla Ucha cosa. 

Alle 18,30 di questa sera una 
misteriosa telefonata avvertiva 
Casa Gigli che il tenore stava 
benissimo? 

Allora di andare in macchi- 
na ci è giunta notizia che Gi- 
gli è tornato « casa. Egli ha 
raccontato ai giornalisti la sua 
avventura. Egli è stato accom- 
pagnato a casa dell'avv. Belli, 
di dove ha telefonato ai fami- 
liari, che lo hanno tranquilliz- 
zato circa il mandato di, cat- 
tura. La polizia ha disposto x\ì} 
servizio di vigilanza per cattu- 
rare il rapitore. 


Notiziario agricolo 

— Sono ili via di definizione 
lo trattative circa Pi niport azio- 
no di patate da semina dnll’O- 
huidn e (lidia Danimarca. Il 
qua li ti tu t ivo, ohe giungerà via 
maro e via terra, sarà distri- 
buito agli agricoltori italiani al. 
l'inizio del prossimo anno. 

— Si e costituita a Piazza- 
tole (Val Brain bann) la nuova 
Guardia Nazionale Forestale. 

— fi Prefetto di Bergamo con- 
cederà la libertà di macinazione 
solo quando saranno ultimato lo 
regolari consegne dei cereali ai 
granai del popolo. 

— Il Ministero dell’ Agricol- 
tura ha confermato il diritto di 
trattenuta del grano por uso ali. 
montare per le famiglie dei pro- 
prietari di terreni indivisi. 


Ah 

di 


IU<n 

Sui 

stati i 
idee ri 
del Bc 
5 Aprii, 
di cont 
Const 
Commi.* 
tolta pi 
aie der 
del sue 
tato uni 
tana di 
allindici 
portant 
re, ma 
proposi 
La d 
liflea d 
leso coi 
la pr Ol- 
la n za. 

Comn 
coltivai- 
con l'o] 
della fi 
V( di a 
forza li 
«tonslor 
tale dii 
provvfitl 
fondo ( 
Il lavo» 
famiglh 
Il dui 
fidale® 
del din 
testuali 
così de 
cade co 
fondi c 
mente, i 
prictà, 
sorbire 


CORRIERE D 


FIORENZUOLA 


Lusi nghi ero successo 
(Idia soMinianu del reduce 


che, al 
litici, ): 
fondo d 
della tu 
li* e ha 1 


Dalla prima pagina di “Libertà" del 27 settembre 1945: De Logu, ex co- 
mandante militare di Alessandria, che sollecitò la fucilazione di don Bo- 
rea, è stato deferito alle Assise straordinarie. 



GIUSEPPE BOREA, martire dalla Resistenza • 39 


Senza un briciolo di pietà 

Il giorno dopo la notizia dell’imminente esecuzione co- 
mincia a diffondersi. Mons. Castagnetti parla con il dottor 
Ginanneschi che, addolorato, a testa bassa, gli conferma che 
ogni sua richiesta era stata respinta, che gli avevano addirit- 
tura consigliato di non far durare più di cinque minuti l’ar- 
ringa di difesa. Lui aveva parlato invece per mezz’ora. 

Il 7 febbraio proprio Ginanneschi fa visita in carcere a don 
Borea. I due si abbracciano, il maggiore regala al sacerdote una 
copia della Divina Commedia. Don Giuseppe lo ringrazia. 

C’è ancora una 
speranza però, una 

Don Giuseppe è trattato flebile speranza, ed 

come capro espiatorio, come agnello è la domanda di 
mandato al macello grazia. Il vicario 

generale della dio- 
cesi, mons. Sgor- 

bati, stende la supplica per Mussolini in favore di don Borea. 
Deve essere recapitata immediatamente al comando territo- 
riale militare di stanza ad Alessandria. Ad assumersi l’incarico 
è don Luigi Bottazzi, che ha studiato in seminario con don 
Giuseppe e conosce bene la sua generosità. Un viaggio lungo 
e pericoloso, durato otto ore nel buio della notte. 

Quando don Bottazzi, accompagnato da un confratello, vie- 
ne ricevuto dal generale De Logu, la delusione è cocente, co- 
me la rabbia. Il comandante di zona legge la lettera e, appena 
terminata la lettura, con distacco e autoritarismo alza gli occhi 
e dichiara: “Dite al Vescovo di Piacenza che non posso inoltrare la 
supplica al Duce perché Mussolini l’ accoglierebbe favorevolmente. In- 
vece don Borea deve esserefucilato per dare una salutare lezione e un 
ammonimento ai preti piacentini i quali, come mi risulta, sono tutti 
schierati contro la repubblica sociale fascista e aiutano i partigiani e 
i prigionieri inglesi e americani dispersi sui monti”. 


40 • GIUSEPPE BOREA, martire dalla Resistenza 


È solo una conferma. Don Giuseppe è trattato come capro 
espiatorio, come agnello mandato al macello. Senza un bri- 
ciolo di pietà. Quella stessa pietà che invece lui aveva profuso 
abbondantemente durante la guerra civile e che era passata 
dal suo sguardo, dalla sua voce, dalle sue mani abituate al 
freddo della montagna. 


GIUSEPPE BOREA, martire dalla Resistenza • 41 


V 

L'OPERA 
DEI CAPPELLANI 
PARTIGIANI 


Relazione sull’opera svolta dai Cappellani par- 
tigiani nelle province di Parma e Piacenza (10 giu- 
gno 1945). 

Mons. Ugo Civardi, responsabile dell’Ufficio di assi- 
tenza spirituale del movimento partigiano parmigiano 
e piacentino (inquadrato nel Corpo Volontari per la Li- 
bertà), predispose all’ indomani della Liberazione una re- 
lazione complessiva sui caratteri della presenza sacerdo- 
tale nel movimento resistenziale e sui suoi artefici. Il dato 
di fondo è costituito dalla preponderante presenza del 
clero secolare e, di contro, dallo scarso rilievo dei membri 
del clero castrense. I cappellani delle formazioni antifa- 
sciste operanti alle dipendenze di mons. Civardi furono 
principalmente parroci saliti in montagna con i ribelli 
o sacerdoti fuggiti da altre diocesi per sottrarsi alla cat- 
tura dei naz fascisti. 

V opera dei Cappellani va inquadrata in quella 
svolta dal clero della diocesi di Piacenza, la quale 
comprende, in provincia di Parma, tutta la Val Ce- 
no e l’alta Val Taro. 


42 • GIUSEPPE BOREA, martire dalla Resistenza 


Il clero di Piacenza, in gran parte sempre poco simpa- 
tizzante col fascismo, salvo poche eccezioni, trovò fin 
dall’ 8 settembre un preciso orientamento e svolse opera 
ammirevole e a volte eroica. 

In montagna si distinse specialmente in tre circostanze: 

1 - Nel dare rifugio ai prigionieri alleati fuggiti dai campi 

di concentramento e dispersi nella zona. 

2 - Nel dare ricetto ai patrioti e ai ricercati politici spe- 

cialmente durante i rastrellamenti. 

3 - Nel coadiuvare in ogni modo il sorgere e il risorgere 

delle formazioni dei Volontari della libertà. 

Se la popolazione di montagna in tali circostanze fu tan- 
to generosa e compì con tutta naturalezza atti di vero eroi- 
smo, molto si deve alla parola e all’esempio del prete. 

In pianura la collaborazione principale del Clero si svol- 
se: 

1 - Nel consigliare e nascondere i renitenti alla leva, e av- 

viarli alla montagna. 

2 - Nel favorire la fuga fuori zona o all’estero di ricercati 

politici e di prigionieri. 

3 - Nelle ricerche e invio di notizie e nel tenere collega- 

menti. 

4 - Nel dare impulso ai Comitati di liberazione, offrendo 

locali per le riunioni e anche nel farne parte. 

5 - Nel diffondere la stampa clandestina. 

Lo scambio dei prigionieri fu poi opera comune al Cle- 
ro della pianura e della montagna. 


GIUSEPPE BOREA, martire dalla Resistenza • 43 


f MINISTERI UM PACIS INTER ARMAI 

temcapP. STEFANINI 6. GIOVANNI 

* MONTE GRAPPA 1S 12 1917 

ten. capp. CAROZZA d. ALBERTO med, arg. 

+ MARE DI BRINDISI 3 1 1942 

ten.capr MAZZOCCHIO- FRANCESCO med.bron. | 

+ FRONTE RUSSO 29 S 1942 

sàc. BEOTTI d. GIUSEPPE parroco di sidolo 

+ SIDOLO 20 7 1944 

sac. BOREA d. GIUSEPPE parroco di obolo 

* PIACENZA 9 2 194S 

SAC. BRACCHI D. UMBERTO c. m. 

+ STRELA , 19 7 1944 

sac. DELNEVp d. FRANCESCO pARRpcò 

DI PQRCICATONE + SIDOLO 20 7 1944 

sac. SOZZI d. ALESSANDRO parroco di strela 

+ STRELA 19 7 1944 

' , ' A. 

dov’era Codio seminarono c amore 
SUI campi di battaglia 

TRA I GORGHI DEL MARE * 

NEL FURORE DI LOTTA FRATRICIDA 

VITTIME INNOCENTI ED INERMI 

IMMOLARONO LA VITA 

PER CRISTO E PER LA PATRIA 

GLORIA £D ESEMPIO PER IL CLERO PIACENTINO 




Il nome di don Giuseppe Borea sulla targa posta sullo scalone interno 
del palazzo della Curia vescovile di Piacenza che ricorda i sacerdoti 
della diocesi uccisi nelle guerre mondiali del ’900. 


44 • GIUSEPPE BOREA, martire dalla Resistenza 


samente approva 
l’opera di sacerdo- 
ti, già in contatto 
col movimento 
della riscossa per 
coordinare le ini- 
ziative; un sacerdo- 
te della Curia visita 
l’alta Val Taro per 
la preparazione 



All’ombra delle canoniche e della stessa Curia furono 
tessute molte e vaste reti per tali attività, le quali costa- 
rono largo tributo di sangue e di sofferenze. 

Sei sacerdoti furono fucilati, una cinquantina deportati 
a forza dalle parrocchie e sottoposti a trattamenti bestia- 
li, una decina soffrì il carcere prolungato anche per vari 
mesi. 


Per quanto ri- 
guarda in partico- 
lare l’opera dei 
Cappellani patrioti 
si nota: 

A tutto il 1943 
l’opera clandestina 
dei parroci si svol- 
se senza vero e 
proprio collega- 
mento. 

All’inizio del 
1944 l’Autorità 
diocesana ufficio- 


Vladimiro Bersani, “Capitano Selva”, fon- 
datore e comandante della 38° Brigata 
Garibaldi in Val d’Arda, caduto in com- 
battimento a Tabiano di Lugagnano il 19 
luglio 1944. 


GIUSEPPE BOREA, martire dalla Resistenza • 45 


della Pasqua e prende contatto con le formazioni della 
ValTrebbia eValTidone; in seguito la stessa Autorità dio- 
cesana dà per iscritto opportune facoltà e istruzioni circa 
l’assistenza religiosa ai Patrioti. I sacerdoti che più si di- 
stinsero nella collaborazione con i partigiani, vengono 
nominati cappellani; ad essi, crescendo il bisogno, si ag- 
giunsero altri preti a piena disposizione. 

Si ebbe così un vero e proprio organico, con regola- 
mento, giornate di ritiro e di studio, e apposito ufficio. 
L’organizzazione cominciò nella divisione Giustizia e Li- 
bertà e si estese poi nelle altre formazioni del piacentino 
e infine a quelle di Parma (dal maggio 1944 in poi). 

L’opera dei Cappellani abbracciò specialmente l’assi- 
stenza religiosa vera e propria (messa festiva al campo, 
istruzioni, preparazione ai sacramenti e a festività ecc.); 
l’accostamento individuale dei giovani; l’assistenza ai fe- 
riti, ammalati e prigionieri; la raccolta e sepoltura delle 
salme dei caduti; in vari luoghi si organizzò la confessione 
e la raccolta di indumenti, lo scambio dei prigionieri, 
l’assistenza alle famiglie. 

Parecchi cappellani parteciparono alle azioni (come 
sacerdoti); tutti fecero opera di distensione di animi e 
cercarono di frenare gli impulsi e le azioni violente. An- 
che nel periodo seguito alla liberazione delle città. 

Particolarmente preziosa e difficile fu l’opera del cap- 
pellano durante i rastrellamenti; sanguinosi nel parmense 
i rastrellamenti del luglio 1944 e nel piacentino dell’ in- 
verno 1944-45. In quest’ultimo specialmente varie for- 
mazioni ebbero vitto e un certo collegamento per la sola 
opera del cappellano. 


46 • GIUSEPPE BOREA, martire dalla Resistenza 


Di tutto questo sopra, e di ogni singolo punto, posso 
offrire larga documentazione. 

— Sacerdoti uccisi dai nazifascisti 

Durante il rastrellamento del luglio 1944: D. Alessan- 
dro Sozzi, D. Giuseppe Beotti, D. Francesco Delnevo, D. 
Umberto Bracchi; Chierico Subacchi Italo. 

Durante il rastrellamento invernale 194S: D. Giuseppe 
Borea cappellano patriota. Il cappellano Borea parroco di 
Obolo prestò la sua opera fin dall’ inizio del movimento, 
prima conVladimiro Bersani, poi con Giuseppe Prati; di- 
vise con i partigiani disagi e pericoli di ogni sorta. Per 
quanto attivamente ricercato e sollecitato anche dai Supe- 
riori a fuggire, non volle abbandonare la zona; catturato e 
imprigionato, si inscenò a suo carico un processo farsesco 
nella forma, tragico nella sostanza e spudoratamente ca- 
lunnioso. Mori forte e sereno benedicendo all’Italia. 

— Organico dei Cappellani di Parma e Piacenza 

Cappellano Capo: Mons. Ugo Civardi, canonico della 
Cattedrale di Piacenza. In contatto del movimento insur- 
rezionale e per alcun tempo membro del Comitato di li- 
berazione provinciale, nel marzo del ’44 si recò nel par- 
mense per la Pasqua ai partigiani; si pose poi a coordinare 
le iniziative dei sacerdoti piacentini. Imprigionato, sfuggì 
alla fucilazione grazie allo scambio con un colonnello te- 
desco; visse con i partigiani organizzando il servizio reli- 
gioso d’accordo con l’Ordinario diocesano e con i Co- 
mandi Unici di Parma e Piacenza. Venne ripetutamente se- 
gnalato dalla stampa e dalla radio fascista. 


GIUSEPPE BOREA, martire dalla Resistenza • 47 


Il sacerdote-partigiano verrà ricordato sabato con una messa in S. Mana in Ganverto 

Cinquanf anni fa veniva fucilato don Borea 

Era cappellano della divisione Valdarda - Medaglia d’argento al valor militare - La motivazione 


(F.V.iH 9 febbraio veniva fu- 
cilato, nel l imiterà urbano di 
Piacenza . don Giuseppe Borea. 

Cappellano capitano /Sfila 
divistone par ligiana Vaidarda, 
tra rutto condannati/ a morie 
dal o Tribunale straordinario 
/ateista» di Pi /scéma; rad ite 
sot-te « fuoco dei jtfo di ere- 
cujdime con pai eie di perdono 
n« confronti dtn rimi perspeu- 
torl. .Svcva Manne 

la figura (ti ijucsto sacerdote 
«fri! ricordata sabato in San- 
ta Maria in Gctriverio: olle 
I7JQ il parroco don Giovanni 
y.ane'U oriebrerrt uno mcs*a di 
suffragio alla r^sifliai <Wf« 
delegazioni di Suite le asto da- 
zioni parti (none. 

Odilo ekùwa cittadina di irta 
QenoccM era infatti Intelaio U 
cammino pastorale di guasto 
sacerdote nate a Piacenza iì S 
luglio JOtC. Dopo azer studiato 
nei seminari vcsroetll di Stden- 
zoedl Piacenza . slato a»di- 
nate sacerdote In cattedrale 
prestando il suo primo servizio 
di curato propria in S- Mana in 
(far everte, dov'era parroco lo 
sio don Riccardo Scala, aneto 
lui poco gradito ai farcisti. 

Fu poi ooadiutnre in altri 
centri del/a diocesi tra cui ,v or- 
fasto e ne! 1937 sii fu affidata 
la paftùOOhia di Obolo di Grop- 



Don GluMippp Borro- V«mne 
fucilato coutro un muro del 
cimitero urbano. 

parelio. 

Dopo T# settembre }94i don 
Borea si s*ot»J in piena «uno 
partigiano c non nascose ic sut 
vimpatiz per il movimento di li- 
berazione anche se le diverse 
biografie sotteltmano soprat- 
tutto iì nw impegno coma uomo 


di Chiesa. 

In seguito ebbe i'fnoartco uf- 
ficiale di «appallano della divi- 
sione paritplana Valdarda. As- 
sunse Il nome di «Ptus* e si pro- 
digi nel!' astinenza spirituale, 
ma anche ne! ì 'opera di media- 
rinne. .fidando i dir.ietl dei ita- 
zi fascisti, dopo te battaglie si 
prodigava per comporre le sal- 
me dei caduti. Per l fascisti 
«Pimi era comunque un uomo 
jwrtcoiofo c, dopo acer/o cattu- 
rato e processalo in modo som- 
mario, lo fucilarono. /Yima gii 
fu consentite di celebrare la 
mesta. R, .serenamente, .si la- 
scio condurre al sacrificio. Ia 
sua salma, finita In una fossa 
comune, venne riessanola nei 
giorni della Liberazione c se- 
polta tra eoli commosse di po- 
polo». 

R suo icsriflttu «di 16736 Sta- 
to ricx.noir.iuta con la medaglia 
d'urgente al valor militare. Ia 
moticaelone è aneto un signifi- 
cativo documenta biografico: 
'rDopu l’S settembre 1613 soste- 
neva e prnpaqandaua il movi- 
mento di Resistenza, dimo- 
strandosi strenuo assertore de- 
gli ideali di liberti, di democra- 
zia e di indipendenza della pa- 
tria e profondendo la sua opera 
neH'asifstenea morale e mate- 
riale dei pitriiqiatri s dei nemici 


prigionieri. 

Cappellano di una divistone 
partigiano, partecipava u mol- 
teplici azioni dando tempre 
prona di Cf. raggia c di eicvalo 
«riso di umanità, atsolvendo 
peritsolosi compiti di scambio di 
prigionieri nelle {acoliti! indi- 
cate do.’ semino « recando*! per- 
seralmente a comporre le salme 
de! caduti in combattimento. 

Catturate una prima cotta, 
riu selva ad evadere, riprenden- 
do prontamente la sua attività 
finché, catturato una seconda 
colta, brutalmente torturato e 
condannato a morte, affronta- 
va serenamente il ptntonc di 
esecueicne inneggiando alia li- 
bertà delia patria*. 

R 24 luglio 1977, ne! corte di 
una solenne cerimonia sul 
Monte Renna, l'Associazione 
partigiani cristiani gli conferi- 
va la medaglia d'or 0 alla memo- 
ria con la seguente motiivizia- 
ne: e Per I lunghi mesi detta lotta 
di Libera# ione, don Giuseppe 
Borea, nei paesi della monta- 
gna e della pianura, modella 
della sua gente ne cwr.di rire fa- 
tiche. sacrifici e martirio, ne so- 
stenne certezze e ideali di co- 
scienza, affrontando gli stessi 
riseJM- II piede nemico sul cuore 
non spense la fede nella libertà 
di un popolo*. 


“Cinquanf anni fa veniva fucilato don Borea" in Libertà, 9 febbraio 
1995. 


Provincia di Piacenza 

Cappellano del Comando Unico: p. Giovanni Bruschi 
parroco di Peli. Fu tra i più ardimentosi nella protezione 
dei prigionieri alleati e dei ricercati politici. Attivamente 
ricercato, si rifugiò in Isvizzera, dalla quale tornò per in- 
vito del Comandante Unico al fine di dedicarsi all’assisten- 
za religiosa dei partigiani. Fu anche Cappellano della Di- 
visione Valnure. 

Cappellano Divisionale di Giustizia e libertà: D. Luigi 
Carini parroco diVidiano. Fu tra i primi collaboratori di 
“Fausto”, che aiutò anche in compiti molto delicati, de- 
dicando alla causa comune tutte le sue energie e il suo 




48 • GIUSEPPE BOREA, martire dalla Resistenza 



Una veduta di Bettola, sede del Comando unico. 


coraggio. Fu tra i Sacerdoti più ricercati dall’ Ufficio po- 
litico. 

Nella stessa Divisione (molto numerosa) prestarono 
servizio quali Cappellani: D. Alberto Varesi, D. Giulio Zo- 
ni, D. Enrico Fiori, D. Guido Negri, sacerdoti in cura di 
anime nella zona; la loro opera di distinse per costanza di 
servizio e grande generosità. Specialmente preziosa negli 
inizi e nei periodi di rastrellamento quando tutto sembrava 
sfasciarsi. Ciascun Cappellano ha inviato all’Ufficio scri- 
vente relazione dell’operato. 

Cappellano addetto al Comando e alla terza Brigata: D. 
Ugo Calza, venuto alla montagna volontariamente e a pie- 
na disposizione. Rese importanti servizi, ottimo sotto ogni 
aspetto. 




GIUSEPPE BOREA, martire dalla Resistenza • 49 


Cappellano divisionale di oltre Po Pavese: D. Pollarolo, 
sacerdote torinese, venuto nelle montagne nei primi gior- 
ni della costituzione delle formazioni, alle quali dedicò 
con ammirevole slancio le sue grandi doti di mente e di 
cuore. 

Cappellano divisionale della Valdar da: D. Pietro Prati, 
coadiuvato dal Cappellano D. Serafino Dallavalle; tutt’e 
due vennero volontariamente in montagna per dedicarsi 
esclusivamente ai partigiani. Svolsero la loro missione in 
modo altamente encomiabile. 

Cappellano della Valnure: D. Valentino Cavazzoni par- 
roco di Missano. Come i suoi colleghi della Val Trebbia, è 
molto benemerito del movimento in Valnure. Assistè, dal 
suo sorgere, la “Stella Rossa” e la “Mazzini”. Non abban- 
donò mai la zona nemmeno durante i rastrellamenti. 

Provincia di Parma 

Non avendo ancora tutte le relazioni, devo acconten- 
tarmi di porre i nominativi. L’organizzazione - non il la- 
voro effettivo - nel parmense fu più tardiva che in provin- 
cia di Piacenza; il che si riflette su la situazione di alcuni 
sacerdoti e su la loro varia distribuzione nelle formazioni. 

Cappellano del Comando Unico: D. Nino Rollevi par- 
roco diVillora anche Cappellano divisionale della Val ceno, 
coadiuvato da D. Franco Chiesa, Sacerdote liberato dal car- 
cere mediante scambio. 

Nella stessa divisione: Cappellano della 31 a Brigata 
“Forni”: D. Enrico Perazzi; della 78 a S.A.P. Sisto Bonelli; 
della 32 a Brigata Garibaldi P. Ubaldo Lodolini dei Frati Mi- 
nori. 


50 • GIUSEPPE BOREA, martire dalla Resistenza 


Cappellano della Divisione Valtaro D. Carlo 
Giussani, Sacerdote milanese, che rese preziosi 
servizi sia come Cappellano che come ottimo ele- 
mento di coordinamento tra le formazioni e il cen- 
tro milanese, compiendo viaggi rischiosi. 

Cappellano della Divisione “Berretta”: D. Ma- 
rio, anche Commissario di Divisione, e D. Luigi 
Squeri, parroco di Gravago, uno dei fondatori del- 
la formazione. 

Nella “Vecchia Cento Croci” vi erano quattro 
Sacerdoti Cappellani i quali, essendo troppi, do- 
vevano essere trasferiti in altre brigate, rimanendo 
due Cappellani presso le Cento Croci (D. Luigi, 
D. Natale, D. Raffaele; il quarto si ritirò poi nella 
sua parrocchia). 


A 


GIUSEPPE BOREA, martire dalla Resistenza • 51 


DON BOREA CADE SOTTO I COLPI 
DEL PLOTONE DI ESECUZIONE 


L’addio alla mamma 

È il 9 febbraio, le 4 del pomeriggio. Mancano due ore al 
rumore sordo che uscirà dall’ inferno del plotone di esecu- 
zione. Decine di colpi sparati da almeno venti uomini contro 
un uomo solo e disarmato costretto al muro. 

È venerdì. Don Giuseppe vede aprirsi la porta della sua 
cella: c’è qualcuno per lui. Dal giorno in cui è stato arrestato 

la mamma Isoletta 
ha chiesto l’auto- 

"DÒ il mio estremo saluto rizzazione a far vi- 

ai parrocchiani che ho tanto amato. sita al figlio in car- 

Stasera sarò in Paradiso cere, ma le è stata 

e pregherò per tutti concessa solo ora, 

proprio a ridosso 
dell’esecuzione. 

Quando la vede entrare accompagnata dal cappellano mi- 
litare, gli occhi del giovane prete diventano raggianti; la sua 
gioia, alla vista della mamma, è incontenibile. La bacia più vol- 
te e non fa che ripetere: “Che visione, che sogno! La mia mamma!’’. 
La donna, piena di dolore, lo tranquillizza dicendogli che nes- 
sun “buon piacentino” crede alle accuse infamanti che gli hanno 


52 • GIUSEPPE BOREA, martire dalla Resistenza 


Don GIUSEPPE BOREA 

ed il movimento partigiano 

L’ultimo incontro con sua madre 


Che visione: 

La mia mamma 1 

Erano "le 15 dei 5 febbraio 


Sorto il movimento delta Li- Chieste clilacchierc raccolte 
berazione Nazionale, anche daflla Prefettura fascista 
il 'alta Vai Cheto divenne oo- volutamente non appurate, 'do- 
me un immenso accampamento terminarono ila sentenza di 
di patrioti. Per preservare I morte, 
quei giovani da pericolose de- 
viazioni dai ìrobifi Ideali, D. ' 

Giuseppe offerse .a sua assi-l 
sten za sacerdotale e ne di- 
venne if. primo Cappellano. 

Apri doro la sua casa, h in- il Cappellano militare «Don Ho 
‘Votava allo pratiche del buon nomini’ Jjncarifo di comunicare 
cristiano, condivide con loro a l prigioniero che la sera 
pericoli e sacrifici. li giugno stessa sarebbe stato fucilato 
vm .le squadre di S.S. fecero a ii a schièna, ebbe un pensiero 
,la prima incorsimi Jn s sù; tro-j d , p ihtà per ila povera Madre 
varono quattro partigiani 'ad- e ottenne irautorizzazion© di 
dormcntali lungo i margini coridur.la ape carceri, 
do la mulattiera del monte S. ^ i; Lo trovai inginocchiato, 
Franca e li uccisero pomo a-j racconta Za Madre, presso il 
gnelli’. Nessuno osava uscire; pagliericcio che pregava, 
d.u rifugi. .Ma D. Giuseppe Quando mi vide si ajzó, m> 
sfida gni pericolo, ottiene baciò ripetutamente esclaman- 
di poter avvicinare ile vitlàtne dot che sogno I che visione! 
(.«ti ''intimazione, però, di j a mlQ mamma!... sono il qutyi- 
seppellirie senza onore là j to jnete della diocesi che fa 
ili sacrilo delia vita. Sono in- 
nocente. Dammi il conforto di 
non credere alle accuse chf. 
mi hanno fatto... ora che il 
Signore ci ha fatto la grazia 
di rivederti muoio più con- 
tento... ». 

Si inginocchiò pregandomi 
di dargli l’ultyna .benedizio- 
ne. . Poi vennero persone ad- 
dette alle carceri e mi ' por- 
tarono fuori... ». 

Allontanata la ag.ra Borea, 
il 'CappeJlano militare comu- 
nicò a Don Giuseppe ia im- 
minente fucilazione. Egli si 
confessò, ricevette da S. Co- 
munione poi scrisse W suo 
testamento sopra ii tuvido ta- 
volato dei carcero. Quei te- 
stamento steso in fretta po- 
chi minuti prima della fuci- 
lazione è un magnifico docu- 
mento di generosità eroica, di 
serenità e fortezza sacerdota- 
le; di dignitosa umiltà,. Dopo 


dove giacciono. Ma egfli 
notte alta è lassù tra lo om- 
bre fitte delia boscaglia chino 
su quello giovinezze infran- 
te Le benedice, ,le bacia in 
fronte, le adagia sullo slitta 
che una coraggiosa 'montanara 
ha fatto trascinare sul iuogo 
dai suoi manzetti. Al Prati 
Barbfen'ife trasborda sui carro 
del mugnaio e si fevvia ai 
.lordano cimitero, ove giunto 
adagia le salme insagirinate 
no’ja cappellina, lava “oro i 
volti con la sollecitudine di 
ama mamma e^a,! mattino vola 
a portare id conforto cristiano 
olle famiglie desolato. 

Conforto 
ai prigionieri 

La stessa carità egli usò 
con i nazifascisti prigionieri 
nei campi di conoentr amento 
del Cotombello e di Groppo 
Duca’e. li Cap. Frazzani Car- 
io dichiara: «ci visitava spes- 
so ed aveva per tutti parole 


aver raccomandato a|Ua mise- 
ricordia divina la sua anima 
e uver rivolto l’uUimo affet- 
tuoso saluto ai suoi Cari, 

S. Ecc. il Vescovo cd «u Con 
fratelli di Sacerdozio, con- 
tinua: «... lascio alia mia ca- 
rissima parrocchia HI cuore, 
volentieri e di cuore perdono 
a tutti e passerò il mfo Pa- 
radiso a compiere ^ancora quel 
bene che per ila vita troppo 
giovane clic nu’ viene tòlta 
non hg potuto fare su,l|a ter- 
ra... hi mio ultimo pensiero 
6 per ila parrocchia di' Obolo 
dove desidero sia sepolto q 
mio corpo... Viva Gesù! Viva 
ManaJ_. ». 

Lo condussero ned recinto 
del cimitero urbano, ascoltò 
in piedi intrepido, ma senza 
pose teatrali, la lettura dell: < 
sentenza di morte ed avendo 5 
ottonuto di poter involgere is 
parola ai plotone ili esecuzio- 
ne disse: «Io muoio innocen- 
te. Perdono a tutti - quelli clic 
mi hanno fatto ded male 
anche a voi che dovete spa- 
rare. Spero clic i|l mio snerb- 
itelo giovi odia Patria no- 
stra... •*. 

Furono ,le sue ultime parole! 

Voltò ia schiena alle canne 
dei' fucili., estrasse di Croci- 
fisso, se do stmpie ai petto 
e cadde sotto ,la raffica omi- 
cida. 

Non aveva ancora compiute 
1 35 anni. 

Erano aj>pe trascorsi qua- 
ranta giorni ed ecco che il 
mattino della So tenuità di S. 
Giuseppe si vuie ila tomba 
del Patriota tutta ornata di 
fiori tricolori che mani .gen- 
tili vi’ avevano deposto 
cuore della notte per festeg-j p 
giare il suo pruno onomastici 
di gloria. 

D. MARIO BIANCH 


lA nrnnnoiin rloll’nffooa al Q Parimi 


Ci 


Articolo pubblicato sull’edizione del 14 marzo 1947 de "il Nuovo Gior- 
nale”. 



GIUSEPPE BOREA, martire dalla Resistenza • 53 


rivolto. Un momento intenso, commovente, che la consape- 
volezza dell’addio imminente non vizia di disperazione. 

La dignità, il coraggio e la fede di don Giuseppe lo accom- 
pagnano anche in questa ultima fase della vita. Il suo pensiero 
va agli altri, non a sé. In mente ha solo il perdono. Non vuole 
che Isoletta provi odio per ciò che sta accadendo. La scon- 
giura di perdonare tutti quelli che gli hanno fatto del male, e 

dice: “Sono il sesto prete del- 
la diocesi che compie il sacri- 
ficio della vita per la patria 
martoriata. Il Signore ci ha 
concesso la grazia di rivederci 
e cosi muoio più contento. Ti 
raccomando la mia Chiesa e 
consegna a chi di dovere la 
chiave del Tabernacolo che ho portato con me perché non profanassero 
il Santissimo. Dà il mio estremo saluto ai parrocchiani che ho tanto 
amato. Stasera sarò in paradiso e pregherò per tutti. Povera mamma! 
Addio ancora per l’ultima volta!”. 

Incapace di sentimenti di vendetta, il trentaquattrenne sa- 
cerdote vuole lasciare semi di perdono e di speranza dietro 
di sé. Vuole mantenere fino alla fine un cuore puro e nobile, 
come lo ha sempre avuto. Vuole lasciare un ultimo messaggio 
da padre ai parrocchiani, alla sua gente. Quante volte era stato 
lui a raccogliere le ultime volontà di un condannato, a dare 
la notizia della morte di un figlio a una mamma! Quanta pietà 
aveva provato! Ora è lui che deve affrontare la prova. 

Isoletta esce da quell’addio con il cuore a pezzi, ma in lei, 
come nel figlio, la fede è più forte di tutto. 

“Perdono tutti... Viva Gesù! Viva Maria!” 

“In qualsiasi momento della giornata — racconta un compagno 
di prigionia — tu lo vedevi inginocchiato sul freddo e umido pavi- 


Isoletta esce da quell'addio 
con il cuore a pezzi, 
ma in lei come nel fglio 
la fede è più forte di tutto 


54 • GIUSEPPE BOREA, martire dalla Resistenza 


mento con il breviario in mano a leggere ad alta voce preghiere e 
salmi. Pur presagendo lajine imminente egli parlava a tutti con ani- 
mo sempre sereno e per tutti aveva parole di grande conforto”. Così, 
nei giorni precedenti a quell’ultimo venerdì, il prete amante 
della patria aveva atteso la morte. La domenica precedente 
non gli viene concesso nemmeno di celebrare l’ultima messa, 
di unirsi un’ultima volta al sacrificio di Cristo. Insieme ad al- 
tri prigionieri si era messo in fila per ricevere la comunione. 

Sono le 18 di venerdì 9 febbraio. Don Giuseppe si è ap- 
pena confessato dal cappellano militare, e ha ricevuto l’eu- 
caristia. Ha scritto un breve testamento, carico del suo eroi- 
smo di prete missionario: “Lascio il cuore alla mia carissima par- 
rocchia. . . volentieri perdono a tutti e passerò il paradiso a compiere 
quel bene che non ho potuto fare sulla terra. . . il mio ultimo pensiero 
è per la mia parrocchia di Obolo, dove desidero essere sepolto. Viva 
Gesù! Viva Maria!”. 



Il cimitero di Piacenza con la chiesa di Santa Maria del suffragio. 


GIUSEPPE BOREA, martire dalla Resistenza • 55 



D. GIUSEPPE BOREA 

PARROCO DI OBOLO 

CAPPELLAIO DELLA DIVISIONE VAL D ARDA 
MARTIRE DELLA LIBERAZIONE NAZIONALE 
N PIACENZA M CIMITERO DI PIACENZA 

IV VII MCMX IX • Il • MCMXLV 

4 ? - 1910 9 . 2 • 1945 

Offro la rifa per L i Pur, a ditr.ua. 

Imm-io alta mia OD rUlima Parrocchia il ci •ore. 
VatenUrn e t It ruote perdono a lutti, e -i. 
ieri il min Paradisa a campiere aor. -ra eri 
bene che per la r ita troppa pira-arte 
■ leu tolta , «irti ho potuto fon «u 



Unanime obi^ì» 

di piolondu .or itogli» n di roaimossa ammirazioni- 
tributiamo all'olocausto cruento 
del Hccnliilo Patriota 

D. GIUSEPPE BOREA 

«III la esistenza 

barbaro odio tettario «olle doloroasnieotr «troncala 
dopa nefando tomraario proemio 
il 9 febbraio 19-15 
intuita «tremo 

ti Mollili ideali patriottici dririnlemeralo «lero Piacentina 
che in eilivi— iir.« collaborazione con lutti i patrioti 
ricco «aerò alla diletta Piacenze il titolo 

di 

Pilmo|(cnita del Risorgimento 
Cadde il dolorante frale tutto il piombo fratricida 
Si •qivnna lo sguardo boemo chi •«irrideva fiducioso al cielo 
Tacque la voce sacerdotale Impiumine perdono per i nemici 
Eppure lo. diletto D. Ciuteppn vivrai immortale 
Nei rettauri decoro si della Parrocchiale c della canonica di Obolo, 
Nel rifiorito culto alla Madonna ilei Buon I Ronciglio, 

Nelle molteplici opera civili di pubblica utilUl attuale in Parrocchia 
Nell - m lini coca Improntala a fervida ialiti ed eroi- a abnegazione 
Prcrfìr quale ardente Cappellano delle portnatioru Patitole 
Ma aopra tulio vivrai 
Nel fulgore del tuo «tremo tacrifirio 
i.' .••-■le di fede, di unititi, dì Sunti sa card «tale. 


L’immagine ricordo di don Borea. 


Al cappellano ha chiesto poi di dire al Vescovo e ai confra- 
telli che non era colpevole dei reati dei quali era stato accu- 
sato e di fare di tutto per riabilitare la sua memoria. 

Presso il muro di cinta esterno del cimitero di Piacenza 
don Giuseppe ascolta in piedi la lettura della sentenza e guar- 
dando negli occhi i militi della Guardia repubblicana che stan- 
no per ucciderlo dichiara, la voce rotta dall’emozione: “Muoio 
innocente. Perdono di cuore a coloro che mi hanno fatto tanto male 
a anche a voi che dovete sparare. Spero che il mio sacrificio giovi 
alla patria nostra. Se stasera sarò in paradiso, pregherò per tutti e 
perché Iddio faccia sorgere giorni più sereni e più belli per l’Italia”. 
Parole che sanno di martirio, di una consapevolezza più alta 
di sé, della storia, della Chiesa, della vita stessa dell’uomo. 



56 • GIUSEPPE BOREA, martire dalla Resistenza 


Don Giuseppe volta la schiena al plotone e stringe al petto il 
crocifisso. Al comando “Fuoco”, esplode la raffica di mitra che 
lo abbatte a terra. 

Il suo corpo viene gettato in una fossa comune. Di lui, se- 
condo i suoi carnefici, non deve rimanere nemmeno il ricordo. 


GIUSEPPE BOREA, martire dalla Resistenza • 57 


PER DON BOREA 
UNA DEGNA SEPOLTURA 
E LA MEDAGLIA D’ORO 
ALLA MEMORIA 


Un eroe purissimo 

Don Borea aveva scelto di stare accanto ai sofferenti. La 
sua figura scarna e negli ultimi tempi sempre più provata dalla 
fatica e dal dolore, era un avamposto di umanità. 

Il coraggio, accompagnato dalla grande sensibilità e carità, 
rimane ancora oggi a ricordo di un tempo storico che non si 

può dimenticare. Un 

tempo in cui, come 

"Don Giuseppe Borea disse Primo Levi, non 

era sinonimo di carità cristiana, c’erano solo il bianco 
di amore verso la patria e il nero, ma anche 

e il prossimo” una “zona grigia” in cui 

ci si poteva collocare. 
Ognuno ha avuto, sep- 
pur in un contesto di violenza e soprusi, uno spazio personale 
di libertà, la possibilità di scegliere comunque il bene possi- 
bile. Don Borea spicca in questa moltitudine di uomini e don- 
ne per non essere mai sceso a compromessi, per non essersi 
mai tirato indietro sempre nel rispetto dei suoi valori e della 
sua fede, per non aver smesso di portare Dio dove Dio sem- 
brava non essere arrivato. 


58 • GIUSEPPE BOREA, martire dalla Resistenza 


La cappella della Casa del clero “Cerati" al 
mia permanenza pres- c j m j tero d j piacenza, dove è sepolto don Giu- 

so la Divisione parti- seppe Borea. 



BOTTI 


ETTORE 


GORELLI 


ASERATI 


EGIDIO 


ANGELO 


.BOREA 


E BERI. 


SEGALINI 


GIOVANNI 


SIDOLJ 


GIUSEPPE 


DON ELEI 


GUIDO 


DOKDON1 


PIETRO 


TOfANI 


oa* C-'USEPPE 
ARNCC" 


Un mese dopo la morte, proprio nel giorno di San Giu- 
seppe, “si vide la sua tomba completamente ornata di fiori tricolori 
che mani gentili vi avevano deposto di notte, per festeggiare il suo 
primo onomastico di gloria”. 

Oggi la salma di don Borea riposa nella cappella della Casa 
del clero “Cerati” nel primo reparto del cimitero di Piacenza. 
Al cimitero di Obolo è stata collocata una lapide in sua me- 
moria. 

A don Giuseppe 
verranno conferite 
la medaglia al valor 
militare, su richie- 
sta del comandante 
Giuseppe Prati, e la 
medaglia d’oro alla 
memoria, conse- 
gnata nel 1977 al 
fratello Camillo 
dall’Associazione 
partigiani cristiani. 

Di questo gran- 
de prete di monta- 
gna, il capitano 
Walter Di Cagno, 
ufficiale di collega- 
mento tra il co- 
mando supremo al- 
leato e le formazio- 
ni partigiane del 
Nord Italia, aveva 
scritto il 10 genna- 
io 1946: “Durante la 


‘ CRASSI 

DONGIOVANNI 


0 ’ 


© MAESTRI 

- •*! 


GIUSEPPE BOREA, martire dalla Resistenza • 59 



Vittima oi nefando odio di parte 
dui riposa w Cristo a Cappellano Patriota 

... GIUSEPPE BOREA 


f- 


O ANNI SA 

* liuso t PARO ARAR ENTE TRUCIDATO Il S FEBBRAIO ISAS 
BENEMERITO PER OPERE CIVICHE PER ZELO APOSTOLICO 
“«'"«“TRIBUTATA CON OCR, SACRIFICIO 
a p l Italiani in armi 
PI " u li ««ta della Patria 

rMTl E SERENO IMMOLAVA 
k. ''«ENTE CIOV.NE17, 


La lapide dedicata a don Borea nel cimitero di Obolo. 


giana Valdarda ebbi modo di conoscere personalmente il reverendo 
don Giuseppe Borea, cappellano di quella formazione, e lo stimai 
subito per le doti veramente eccezionali di patriota e per la sua ge- 
nerosità e abnegazione. In varie occasioni don Borea dette prova di 
grande coraggio e di altissimo senso di umanità, recandosi personal- 
mente a comporre le salme dei patrioti caduti in combattimento ed 
assolvendo il pericoloso compito dello scambio di prigionieri nelle 
località indicate dal nemico. Indirettamente ero a conoscenza delle 
cure cristiane con cui preparava i condannati a morte a riconciliarsi 
con Dio e a compiere il passo estremo. Don Giuseppe Borea era sino- 
nimo di carità cristiana, di amore verso la patria e il prossimo. Deve 
rendersi ogni considerazione alla sua memoria, come ad un eroe pu- 
rissimo”. 




60 • GIUSEPPE BOREA, martire dalla Resistenza 


'■rpiUiàP 




_ r-. ... 

< i ; J. .i.j.'A tv' 


BL 

V/~) 


A/es fyf/’U/t- /ss '/ff/ss s/f/ 30 .dicembre 1972 

A.y.c -/ '/ /A J'..'/ 7*7/74% n.//M » '4€e*pt V* vnèiif/ÌZt stf* 

- - y'Ot's/rSt /.V'.- Atys^Z/seyeZ.stsZ.!'f/(/r/s,jZ'79i.^'.?s<,i/if; 


Asli/s/fifis/ //s/f/f /' /s/t,yy/ ( ./, ty) 


'y'oo 

■') ‘ ss W/;:r À'/fi'.f] ss ,77 /■ 


Ztsyct 




ryye 7/ ss* sry/sss 79/7? ss. 7797?- 
f/fiss/s fs/sro/se- </ V' //yts. >/>' • //zi /' fysA* ss ; 

®KLc2c.cd\a, d'azacm 


' ^cctW OìliPlL-^o 

..7 

"alla memoria" 

BORRA don Giuseppe, nato il 4 luglio 1910 in Piacenza. 

Dopo l'Q settembre 1943 sosteneva e propagandava ii movimento di resisten- 
za, dimostrandosi strenuo assertore degli ideali di libertà, di democrazia e 
di indipendenza della Patria e profondendo la sua opera nell'assistenza mora- 
le u materiale dei partigiani o ùoi nemici prigionieri. 

Cappellano di una divisione partigtana partecipava a molteplici azioni dar. 
do sempre prova di coraggio e di elevato scaso di umanità, recandosi personal 
mente a comporre lo salcio dei caduti in combat tiraci: to ed assolvendo pericolo- 
si compiti di scambio di prigionieri nelle località indicate dal nemico. 

Catturato una prima volta riusciva ad evadere, lì prona ondo proli lamento la 
sua attività finché, catturato una seconda volta, brutalmente torturato e con 
dannato a morto, affrontava serenamente il plotone ui esecuzione inneggiando* - 
alla libertà della Patria. 


Cimitero urbano di Piacenza, 9 febbraio 1945.- 


sA//. 


's/'s//s //<?//? A' 


7 //S.s 9 >/s.//y 7 /S > /ss A s/A/s/ t/AfiSS/S/ ps// S/ss/s //yfi s/y//z 7 , 

t A'W ////// A/9/7 s//A.sA/7/ '/AA/»7 ^AuAs //./■ sfAr/> /AsA s/As/7 


Coite 0*1 (Wi 

„M ' 6 febbraio /•■>V3 
4 D. 277 

“W"ll|f t') 73 .l.i f 3 " r ;> 3(53 


oK ^Hjuu.d'xo 

/ v:.j 
/ 


Il conferimento a don Borea della medaglia d’arsento al valor militare. 


GIUSEPPE BOREA, martire dalla Resistenza *61 


Bibliografia 


PlGAZZINI ALESSANDRO, 8 Agosto 1944. Gropparello nella Resi- 
stenza, Le Piccole Pagine, Piacenza, luglio 2016 
Fiorentini Ersilio Fausto, Cattolici piacentini al servizio della 
Repubblica, GL editore, Piacenza, giugno 2016 
ZlLIANI FELICE, Ribelli per amore... sempre! Memorie e riflessioni 
a cinquantanni dalla Liberazione. Con la seconda edizione 
di Ribelli per amore. Fatti e testimonianze della Resistenza 
PRATI Giuseppe, Figli di nessuno. . . Vita delle formazioni parti- 
giane della Val d’Arda, Tipografia Editoriale Piacentina, 
Piacenza, novembre 1980 

La resistenza piacentina dall’ avvento del fascismo alla liberazione, 
a cura di Cerri Carlo, Ediesse, Roma, aprile 1985 
Nella bufera della Resistenza. Testimonianze del clero piacentino 
durante la guerra partigiano, a cura di PORRO ANGELO. Me- 
morie raccolte da Domenico Ponzini, Piacenza, agosto 
1985 

Atti. La diocesi piacentina tra l’altare e la storia. Francesco Dave- 
ri-don Giuseppe Beotti-Gìuseppe Berti, dal Convegno “La dio- 
cesi piacentina tra l’altare e la storia. Una straordinaria 
eccellenza da coltivare e tramandare”, Auditorium San- 
t’Ilario in Piacenza, 19 aprile 201 1 , a cura dell’Associa- 
zione partigiani cristiani Piacenza 
Atti, tratti dal Convegno “L’eroismo dei sacerdoti diocesani 
nella lotta di liberazione”, Università Cattolica di Piacen- 
za, 8 ottobre 2015, a cura dell’Associazione partigiani 
cristiani 

Documenti 

Luce completa intorno al Processo don Borea — Diario di mons. Fran- 
cesco Castagnetti, Archivio Isrec Piacenza, Carte varie 
Memoriale di Camillo Borea sul Martirio di don Giuseppe Borea, 
Archivio Famiglia Borea 


62 • GIUSEPPE BOREA, martire dalla Resistenza 


Articoli 

Don Borea, in La Bomba atomica, Settimanale dell’Unione na- 
zionale antifascista di Piacenza, 1 6 febbraio 1 946, Archi- 
vio Famiglia Borea 

“Don Giuseppe Borea ed il movimento partigiano - l’ ultimo incontro 
con sua madre”, in II Nuovo Giornale, 14 marzo 1947, Ar- 
chivio famiglia Borea 

“Medaglia d’argento a don Borea ventotto anni dopo la fucilazione”, 
in Libertà, 15 aprile 1 973, Archivio Isrec Piacenza 
“Per un prete esistono solo fratelli bisognosi di aiuto”, in II Nuovo 
Giornale, 8 marzo 1975, Archivio Isrec Piacenza 
“Spero che il mio sacrficio giovi alla patria”, in II Nuovo Giornale, 
22 marzo 1975, Archivio Isrec Piacenza, Carte varie 
“Cinquant’annifa veniva fucilato don Borea”, in Libertà, 9 feb- 
braio 1995, Archivio Famiglia Borea 
“In dono anche medaglie e documenti di don Borea e del fratello 
partigiano”, in Libertà, 19 settembre 2013. Archivio fami- 
glia Borea 


Indice 


Perché questo libro pag. 3 

Il martirio di un santo prete pag. 7 

Al muro, come malfattore “ 7 

Dall’infanzia al sacerdozio. 

Don Borea diventa cappellano partigiano pag. 1 1 

Amatissimo parroco di Obolo “ 11 

L’eccidio in località Monte Lana “ 14 

Instancabile prete d’azione “ 18 

“Andiamo a prendere il tuo prete”. 

L’arresto di don Borea pag. 2 1 

Rastrellamenti in Valdarda “ 21 

Il suo posto è accanto a chi soffre “ 24 

“Sono un prete, io. . .” “ 25 

“Non ho fatto nulla di male e non ho niente da temere!”. “ 28 

La tragica cronaca di un processo sommario P a g- 31 

Lo chiamarono “don Boia” “ 31 

“L’inchiesta è finita” “ 33 

“Don Borea non è colpevole di sevizie né di assassinio”. . . “ 35 

Senza un briciolo di pietà “ 39 

L’ opera dei cappellani partigiani pag. 41 

Don Borea cade sotto i colpi del plotone di esecuzione . . pag. 5 1 

L’addio alla mamma “ 51 

“Perdono tutti. . .Via Gesù! Viva Maria!” “ 531 

Per don Borea una degna sepoltura 

e la medaglia d’oro alla memoria P a g- 57 

Un eroe purissimo “ 57 

Bibliografia pag. 61 

Indice pag. 63 


Sì ringraziano per la collaborazione 
e le testimonianze rese: 

Borea Giuseppe (nipote dì don Borea) 
Borea Giuseppe (nipote di don Borea) 
Borea Paolo (nipote dì don Borea) 
Parmigiani Silvia 
Pìgazzinì Alessandro 
Silva Eugenio 
Spezia Mario 


Don Giuseppe Borea era nato a Piacenza il 4 luglio 1910. Sacerdote, era diven- 
tato parroco di Obolo, frazione di Gropparello, a ventisei anni. Nel tempo della 
Resistenza al regime nazi-fascista, sceglie di essere cappellano partigiano della 
Divisione Valdarda e si distingue per la sua umanità e il suo coraggio. Sempre 
pronto a portare la parola della misericordia sul fronte della guerra civile, viene 
arrestato nella sua canonica da militi della Guardia nazionale della Repubblica 
di Salò e sottoposto a un processo sommario la cui sentenza di condanna a morte 
era già scritta da tempo. Muore, sotto i colpi del plotone di esecuzione, il 9 feb- 
braio 1945, stringendo al petto il crocifisso e chiedendo perdono per i suoi car- 
nefici. Non aveva ancora compiuto trentacinque anni. 


• L’AUTRICE • 

Lucia Romiti, 

laureata in filosofia 
all' Università degli 
studi di Macerata e 
giornalista, è redat- 
trice della rivista 
del Rinnovamento 
nello Spirito Santo, 
collabora con il set- 
timanale della dio- 
cesi di Piacenza-Bobbio “il Nuovo 
Giornale” e con alcune testate locali 
marchigiane. 

Per la collana "Testimoni della fede” 
de “il Nuovo Giornale” è autrice di 
diverse biografie. 

Per la collana "I santi in tasca” (edi- 
ta con “Nuova Editrice Berti”) ha 
scritto le biografie di Giovanni Pao- 
lo II, Zelia e Luigi Martin, Padre Pio 
da Pietrelcina, Teresa Benedetta del- 
la Croce, Pio X, Paolo Burali e An- 
drea Avellino. 

Per la collana "Il centuplo quaggiù e 
l'eternità” è autrice dei libretti dedi- 
cati a don Luigi Bergamaschi, a 
mons. Antonio Lanfranchi, Felice 
Fortunato Ziliani, Francesca Conti, 
Giovanni Spezia e Carmen Cammi.